Ibrahimovic, la paura prima dell'addio: "Mi manca l'adrenalina, ma il Milan è casa"
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Redazione Sport
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In un racconto che ha mescolato aneddoti privati, ricordi di carriera e riflessioni personali, Zlatan Ibrahimovic si è raccontato senza filtri nel corso della prima puntata del programma "This is me", condotto da Silvia Toffanin, affrontando con la consueta schiettezza, che non disdegna momenti di autentica commozione, il tema del suo ritiro dal calcio giocato. L'ex attaccante, che oggi ricopre il ruolo di Senior Advisor per la proprietà del Milan, ha confessato le insicurezze che hanno preceduto il momento tanto difficile da accettare, dichiarando: "Avevo paura prima di smettere, perché ho sempre giocato a calcio, ma ho accettato. Mi manca l'adrenalina in campo". Un passaggio, il suo, caratterizzato da un approccio volutamente istintivo, come lui stesso ha spiegato riguardo alla cerimonia di addio: "È stato un giorno molto speciale perché il giorno prima mi spiegarono il programma, ma io dissi 'Non voglio sapere niente', mi devono uscire emozioni spontanee. Non era facile".
Un legame indissolubile con i colori rossoneri
Al centro della lunga conversazione è emerso, prepotente e sincero, il suo attaccamento al Milan, club che definisce come una seconda casa e al quale sente di appartenere per sempre. "Sono fortunato con i tifosi del Milan, perché mi hanno accolto la prima volta con felicità, poi con amore", ha affermato con gratitudine, sottolineando come il club gli abbia dato tutto e ricordando l'ultimo Scudetto vinto come il più bello di una carriera costellata di successi. Un'affermazione che va ben al di là del semplice ricordo sportivo, tratteggiando i contorni di un rapporto simbiotico, quasi familiare, che prosegue ora in una veste dirigenziale.
La vita oltre i riflettori e uno sguardo sul razzismo
Il ritratto a tutto tondo ha incluso anche squarci della sua vita privata, lontano dai riflettori degli stadi, come l'episodio divertente riguardante la madre che, vedendolo per la prima volta in televisione, pensò fosse finito in carcere, o la preferenza della compagna, Helena, di non avere le sue foto in giro per casa. Su un tema di stringente attualità come il razzismo, Ibrahimovic ha espresso la sua posizione in modo netto, invitando a una visione d'insieme che eviti semplificazioni e strumentalizzazioni: "Bisogna guardare tutto il pacchetto, non solo una parte perché fa più effetto rispetto a un'altra". Una presa di posizione che riflette il suo carattere, sempre incline a guardare oltre le apparenze immediate.
Dai campi di gioco a una nuova dimensione
L'intervista ha dunque delineato il percorso di un uomo che, pur avendo chiuso con l'attività agonistica, rimane profondamente legato al mondo del calcio e in particolare al Milan, continuando a servire la società con un ruolo di consulenza di alto livello. La transizione, seppur affrontata con le inevitabili paure e la nostalgia per le emozioni vissute in campo, appare come una nuova sfida, affrontata con la stessa determinazione che lo ha sempre distinto, mentre il suo legame con la piazza milanese si consolida, passando dall'essere un idolo in maglia rossonera a una figura di riferimento nell'organigramma societario.




