Il peggio del CES 2026, tra gadget inutili e la svolta italiana dei robot umanoidi
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Redazione Economia
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Mentre si spegnevano le luci del Consumer Electronics Show di Las Vegas, conclusosi il 10 gennaio, l’eredità dell’edizione 2026 si è rivelata, come di consueto, duplice e contrapposta. Se da un lato, infatti, le proiezioni di fatturato per il settore tecnologico consumer statunitense parlano di una crescita verso i 565 miliardi di dollari, dipingendo un panorama florido, dall’altro non è mancata la consueta ridda di proposte di dubbia utilità, tanto che Repair.org – coalizione che annovera tra i suoi membri associazioni come iFixit e la Electronic Frontier Foundation – ha prontamente stilato una lista dei prodotti più discutibili. Tra questi, spiccano dispositivi pensati per la vita domestica che finiscono per complicarla, come certi robot tagliaerba eccessivamente intrusivi o congegni da agganciare agli abiti, capaci di registrare e trascrivere riunioni in 112 lingue, i quali sollevano perplessità non solo pratiche ma anche, e soprattutto, di natura etica e sulla privacy.
L’umanoide cognitivo made in Italy e il suo storico accordo
In netto contrasto con questa tendenza al superfluo, si è imposta invece una novità di assoluto rilievo industriale, proveniente dall’Italia. Oversonic Robotics ha presentato al mondo, in quell’arena globale che è il CES, il suo umanoide cognitivo di nome RoBee, il quale – ed è questo il dato più significativo – ha già firmato un accordo di fornitura con STMicroelectronics. L’intesa, annunciata lo scorso 22 dicembre, rappresenta la prima del suo genere a livello globale e porterà i robot umanoidi italiani a operare negli stabilimenti del colosso italo-francese dei semiconduttori sparsi per il mondo, segnando il debutto del primo umanoide a lavorare concretamente in una fabbrica di chip.
Il futuro secondo le aziende svizzere e la resilienza dell’IA agentica
La fiera di Las Vegas, del resto, ha confermato di essere il palcoscenico dove l’innovazione esce dai laboratori per mostrare le sue direzioni più promettenti, che vanno dall’intelligenza artificiale industriale alla cosiddetta IA agentica, quest’ultima indicata da molti come il nuovo motore per l’industria statunitense. Un cambio di paradigma tecnologico che, secondo gli osservatori, sembra destinato a proseguire la sua marcia indipendentemente dal ciclo politico. A tale proposito, Muller, interpellato sulla questione, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale non dipenda dalle strategie dell’amministrazione di Donald Trump, ma costituisca una trasformazione autentica e profonda, paragonabile per portata a quella di Internet negli anni Novanta, e destinata a permeare ogni settore.
Il coraggio di osare tra efficienza e sperimentazione
Ciò che è emerso dai padiglioni, dunque, è un mosaico complesso dove accanto a prodotti effimeri e di scarsa logica si muovono sperimentazioni audaci, alcune delle quali – come i robot che rispondono al tatto o gli umanoidi per la sistemazione della casa – cercano ancora una strada commerciale definitiva. L’innovazione, come spesso accade, non nasce solo dalla ricerca dell’efficienza ma anche dalla volontà di spingersi oltre i confini del già noto, un coraggio che le aziende svizzere presenti all’evento, tra le altre, hanno dimostrato di possedere, vedendo nel CES una vetrina cruciale per il loro futuro. Un futuro che, nonostante le inevitabili derive nel consumo, continua a trovare nei fatti concreti, come l’accordo storico per RoBee, i suoi pilastri più solidi.




