Dieci ore chiusi in aereo a Bologna, la denuncia di Massimo Cedrini per il volo Ryanair da incubo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un volo che doveva essere un normale collegamento tra Bologna e Malaga si è trasformato in un'esperienza ai limiti della resistenza fisica e psicologica per i passeggeri del Ryanair FR3912. Lo scorso 19 agosto, l'artista riminese Massimo Cedrini ha documentato sui social quella che ha definito "l'assurdo volo di rientro", raccontando le dieci ore trascorse all'interno del velivolo senza possibilità di scendere, in attesa di un decollo che continuava a essere rimandato. Un'attesa interminabile che ha portato tre passeggeri a svenire e ha reso necessario l'intervento del 118.

L'imbarco e la lunga attesa a bordo del B737-800

L'imbarco è avvenuto regolarmente alle 16:45, con la partenza prevista per le 17:05. I passeggeri sono saliti a bordo del Boeing 737-800 con marche EI-GXJ, convinti di partire in orario per la destinazione spagnola. Invece, l'aereo è rimasto fermo sulla pista dell'aeroporto Guglielmo Marconi per oltre otto ore. Cedrini, in un lungo post su Facebook, ha ricostruito la vicenda, spiegando che i viaggiatori non hanno avuto la possibilità di lasciare il velivolo nonostante l'attesa si prolungasse oltre ogni ragionevole previsione.

Le scarse risorse a bordo, un bicchiere d'acqua a testa e snack limitati, sono state consumate rapidamente, lasciando i passeggeri senza ristoro adeguato mentre le comunicazioni sulla partenza si susseguivano senza esiti concreti. La situazione, per i 189 posti dell'aereo, è diventata presto insostenibile.

Tre persone svenute e l'intervento del 118

La tensione e il disagio fisico sono cresciuti di ora in ora, tanto che tre passeggeri hanno accusato malori e sono svenuti a bordo, costringendo l'equipaggio a richiedere l'intervento del personale sanitario dell'aeroporto. Il 118 è arrivato per prestare soccorso ai viaggiatori colpiti da malore, verificando le loro condizioni e stabilendo se fossero idonei a proseguire il viaggio.

La frustrazione dei passeggeri è aumentata anche per la scarsità di informazioni chiare: secondo il racconto di Cedrini, la partenza veniva continuamente rimandata con scuse diverse, alimentando il senso di impotenza e costrizione. La decisione di non cancellare il volo, a suo parere, sarebbe stata dettata dalla volontà di evitare gli oneri e i rimborsi previsti in caso di cancellazione, lasciando i viaggiatori in una sorta di limbo. Dalle 16:45 fino alle 2:00 di notte, i passeggeri sono rimasti chiusi nell'aereo.

La replica di Ryanair e le condizioni meteo avverse

La compagnia aerea, contattata dalla stampa, ha replicato attribuendo il ritardo a cause di forza maggiore. Ryanair ha spiegato che il volo ha subito un ritardo a causa di condizioni meteorologiche avverse, che quel giorno avrebbero interessato tutte le compagnie aeree operanti da e per l'Italia, un fattore completamente al di fuori del controllo della compagnia. La scelta di mantenere i passeggeri a bordo durante l'attesa è stata giustificata dalla necessità di essere pronti a partire non appena fosse stato disponibile uno slot di decollo.

La compagnia ha precisato che l'attesa si è protratta più a lungo del previsto e che l'equipaggio ha aperto i punti ristoro per consentire ai passeggeri di accedere a snack e bevande. Ryanair ha confermato l'episodio del malore a bordo, precisando che il passeggero è stato visitato e giudicato idoneo al volo. L'aereo è poi partito per Malaga il 20 agosto all'1:07 ora locale, atterrando a destinazione alle 3:42, dopo oltre dieci ore e mezza dall'inizio dell'odissea.

La psicologia dell'emergenza e la gestione della crisi

Il caso del volo FR3912 evidenzia le criticità nella gestione delle emergenze in ambito aeroportuale. Lo psicologo dell'Emergenza Massimiliano Di Carlo, intervenuto sull'argomento, ha sottolineato come la qualità delle informazioni fornite ai passeggeri sia un fattore decisivo nel determinare le reazioni delle persone in situazioni di questo tipo. Rimanere chiusi per dieci ore in uno spazio angusto, senza sapere quando si potrà partire, genera frustrazione e un notevole disagio che può sfociare in crisi di panico e malori.

La differenza tra un'attesa definita e una serie di rinvii continui, secondo lo psicologo, è sostanziale, perché alimenta un senso di costrizione e di perdita di controllo sulla situazione. Per chi già soffre di aerofobia, trovarsi in una condizione simile senza ricevere informazioni chiare può provocare reazioni molto forti. La vicenda di Bologna solleva interrogativi su come le compagnie aeree e gli aeroporti dovrebbero gestire situazioni di lunga attesa, garantendo non solo il necessario sostegno materiale, ma anche una comunicazione trasparente e rassicurante per i passeggeri.

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