Vincenzo Iannitti ucciso da un amico, il Corpo nascosto in una cantina e poi in un cortile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il senza vita di Vincenzo Iannitti, il ventenne di San Castrese, frazione di Sessa Aurunca, nel Casertano, giaceva da oltre un mese in una cantinola quando i carabinieri della compagnia locale lo hanno infine rinvenuto, nella tarda serata di lunedì. La sua scomparsa, denunciata dalla madre il 19 marzo scorso, aveva mobilitato le cronache nazionali al punto da attirare l’attenzione della trasmissione “Chi l’ha visto?” di Rai3, senza però che emersero tracce concrete del ragazzo. Quel giallo si è però risolto in poche ore, nella notte, quando un giovane di diciannove anni, amico d’infanzia della vittima – i due si conoscevano da bambini, come emerso dagli accertamenti – ha deciso di confessare dinanzi al pubblico ministero della procura della repubblica di Santa Maria Capua Vetere, titolare del fascicolo d’indagine.

La dinamica dell’omicidio e i luoghi dell’occultamento

Nel corso dell’interrogatorio, il diciannovenne ha ammesso senza reticenze di aver colpito Vincenzo Iannitti con due coltellate, ricostruendo poi con dovizia di particolari – per quanto concessi agli inquirenti – i passaggi successivi al delitto. Il, ha spiegato, sarebbe stato prima lanciato in un cortile adiacente alla propria abitazione, sempre a San Castrese, per essere poi spostato e occultato in una cantinola, dove lunedì sera i carabinieri lo hanno effettivamente trovato. Un duplice gesto, quello dell’abbandono e del successivo nascondimento, che ha di fatto impedito per settimane il ritrovamento e ha trasformato una denuncia di scomparsa in un’indagine per omicidio.

Il fermo e la confessione davanti al pm

Su di lui, il magistrato inquirente ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto, ipotizzando i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La confessione, resa nella notte, ha offerto agli investigatori la conferma che cercavano, dopo un mese di ricerche infruttuose e di appelli lanciati anche attraverso i media. Non vi sono elementi, al momento, su un possibile movente: il racconto del fermo si è finora concentrato sulla materialità dei fatti – i due colpi inferti, i luoghi, le modalità di occultamento – senza addentrarsi in motivazioni più profonde, che restano al centro del lavoro dei carabinieri della compagnia di Sessa Aurunca, coordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere.

Il contesto e le dichiarazioni raccolte nell’indagine

La frequentazione tra i due, risalente all’infanzia, rende ancor più drammatico il quadro emerso dalle indagini. Lo stesso padre di Vincenzo Iannitti, in dichiarazioni raccolte informalmente dagli inquirenti e riprese da alcuni servizi televisivi come quello di “Vita in diretta”, ha riferito di aver scambiato messaggi con l’amico – poi rivelatosi l’assassino – chiedendogli notizie del figlio. L’amico, a quanto riportato, avrebbe risposto che Vincenzo si trovava a Roma. Una falsa pista che ha contribuito a deviare le ricerche, mentre il del ventenne rimaneva nascosto a poca distanza dalle abitazioni di entrambi, in quella stessa San Castrese dove i due erano cresciuti.

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