Auto elettriche, l'Europa accelera nel 2025 ma l'Italia resta in panne

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato automobilistico europeo, dopo anni di incertezze, ha chiuso il 2025 con un segno positivo, seppur timido, attestandosi al di sotto degli undici milioni di unità immatricolate. I dati diffusi dall’Acea, che registrano un incremento dell’1,8% sull’anno precedente, testimoniano una ripresa lenta, ancora lontana dai volumi che si registravano prima della pandemia. Una dinamica generale, questa, che non deve però trarre in inganno, poiché nasconde una trasformazione profonda e ormai irreversibile nella propulsione delle vetture. A dicembre, infatti, per la prima volta le auto elettriche a batteria hanno superato in vendite non solo i modelli diesel – un sorpasso atteso e simbolico – ma anche quelli a benzina, indicando una traiettoria di crescita vigorosa nonostante il contesto complessivo.

La svolta del comparto elettrico

Analizzando i numeri nel dettaglio, emerge con chiarezza il balzo in avanti della mobilità a zero emissioni. Nell’Unione Europea sono state immatricolate ben 1.880.370 vetture elettriche, con un incremento di quasi il trenta per cento rispetto al 2024. Se si allarga lo sguardo all’intero continente, includendo Regno Unito e Paesi EFTA, il totale sale a oltre due milioni e mezzo di unità. Una crescita così sostenuta ha portato la quota di mercato delle cosiddette Bev, le auto a batteria, al 17,4 per cento, un balzo di quasi quattro punti percentuali in un solo anno. Si tratta, come sottolineato dall’International council on clean transportation, della quota annuale più alta mai registrata, un dato che gli addetti ai lavori ritengono epocale. L’Icct, lo stesso ente che con le sue inchieste contribuì a portare alla luce lo scandalo delle emissioni truccate alcuni anni fa, fornisce oggi la fotografia di un’industria in rapida evoluzione verso la sostenibilità.

Un panorama europeo a due velocità

Questa corsa verde, tuttavia, non procede affatto in modo uniforme tra i diversi Paesi, creando un panorama europeo a due, se non a tre, velocità. Alcuni mercati, trainati da politiche incentivanti decise e da una rete di ricarica capillare, hanno ormai fatto dell’elettrico una scelta comune per un numero sempre maggiore di automobilisti. Altri, invece, mostrano una resistenza maggiore e una transizione più faticosa, frutto di dinamiche locali, di differenti capacità di investimento e di politiche nazionali non sempre allineate con gli obiettivi comunitari. Le specificità di ciascun paese, quindi, rimangono un fattore determinante per interpretare i numeri generali, che da soli rischiano di offrire un quadro eccessivamente ottimistico e omogeneo.

Il caso italiano e le prospettive

In questo mosaico, la posizione dell’Italia appare nettamente in controtendenza, quasi statica se paragonata alla vivacità degli altri grandi mercati continentali. Mentre l’Egua nel suo complesso vede l’elettrico crescere a doppia cifra, il nostro paese arranca, confermando un ritardo strutturale che appare difficile da colmare in tempi brevi. Le cause di questo gap sono molteplici e affondano le radici in questioni che vanno dal costo ancora elevato dei veicoli, percepito come proibitivo da molti, alla carenza di infrastrutture di ricarica pubbliche, soprattutto al Sud e nelle zone extraurbane. Una situazione che rischia di lasciare indietro non solo i consumatori, ma anche l’intera filiera industriale e commerciale del settore, in un momento storico in cui la rivoluzione della mobilità sta decidendo i vincitori e i vinti di domani.

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