La diaspora del centrodestra e l’effetto Vannacci: i sondaggi fotografano un nuovo equilibrio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia settimanale scattata dalla Supermedia Youtrend per l’Agi restituisce l’immagine di un sistema politico in cui la staticità apparente del dato aggregato cela, in realtà, un movimento tellurico piuttosto significativo ai margini dello schieramento di governo. Se è vero che Fratelli d’Italia si conferma, anche in questa rilevazione del 4 giugno, la prima forza del Paese attestandosi al 28,2 per cento, è altrettanto vero – e forse più rilevante – che la coalizione nel suo complesso accusa un vero e proprio “smottamento” quantificabile in un arretramento dello 0,8 per cento.

A erodere consensi al centrodestra, infatti, non è tanto l’opposizione di sinistra quanto un competitor interno, quel Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci che, con una crescita repentina di sette decimi di punto, si posiziona ora al 4,3 per cento, insidiando direttamente i partiti alleati della premier.

La Lega in affanno e il crollo verticale del Partito Democratico

Scorrendo i dati diffusi dagli istituti di ricerca, si nota come il costo politico di questa avanzata sia pagato soprattutto dalla Lega di Matteo Salvini; il Carroccio, in un arco di tempo assai breve, ha infatti perso quasi mezzo punto percentuale, scivolando fino al 6,7 per cento. Un’emorragia che non è soltanto numerica: il divario tra il partito di Salvini e quello del generale si è assottigliato a soli 2,4 punti, una distanza siderale se paragonata a quella registrata nello scorso febbraio, quando lo stacco era di oltre quattro punti.

Sul versante opposto dello scacchiere, il Partito Democratico di Elly Schlein subisce una flessione altrettanto brusca, arretrando dello 0,4 per cento e fermandosi al 21,8. Un dato che, congiuntamente al calo del centrosinistra (-0,6 per cento), favorisce una rimonta del Movimento 5 Stelle, il quale cresce mezzo punto percentuale arrivando al 13,0.

Lo scenario politico e il peso specifico dell’ex generale

La rilevazione di Swg per il Tg La7, sebbene con cifre lievemente diverse nella tendenza, conferma la consolidazione di questo doppio movimento: il partito di Meloni si attesta al 28,2 (+0,1), mentre il Pd scende al 22,3. Eppure, l’elemento di maggiore rottura, quello che tiene banco tra gli analisti e negli ambienti della maggioranza, resta la performance di Vannacci, che nella medesima rilevazione tocca quota 4,6 per cento.

Al di là delle percentuali, il fenomeno assume una rilevanza strategica concreta: il leader di Futuro Nazionale ha infatti incassato nei giorni scorsi l’adesione di tre (forse quattro) parlamentari provenienti dall’area del centrodestra, un passaggio che verrà ufficializzato sabato a Viareggio e che segnala un travaso di potere dalla coalizione di governo verso il nuovo soggetto politico.

Un movimento in fermento tra iscrizioni e assemblea costituente

Non si tratta, dunque, di un fuoco di paglia. A testimoniare la solidità organizzativa del movimento, ci sono i numeri degli iscritti: il partito ha ufficialmente superato quota 90mila adesioni, un traguardo che lo stesso Vannacci ha celebrato durante un evento all’Eur, a Roma, nel quale ha presentato il suo nuovo libro sulla “remigrazione”. Una base di consensi che, alimentata da un sentimento di protesta verso le politiche moderate del governo, spinge l’ex generale a lanciare una vera e propria sfida in vista delle prossime scadenze elettorali.

Con l’Assemblea costituente in programma per il 13 e 14 giugno, momento in cui il movimento compirà il definitivo salto di qualità, lo scenario per la maggioranza si complica ulteriormente: se la macchina organizzativa dovesse rivelarsi efficace, il peso specifico di Vannacci potrebbe risultare decisivo, trasformandosi da variabile dipendente in attore autonomo in grado di condizionare le alleanze future.

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