Trump accerchia il Venezuela, mentre la Bce riabilita Berlusconi e Intesa vola
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Redazione Economia
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L’assedio a Caracas, che si sta concretizzando con un significativo dispiegamento di forze navali statunitensi nei Caraibi, viene interpretato da molti osservatori come un monito non solo per il governo venezuelano ma per l’intero Sudamerica, un messaggio chiaro e diretto che invita a mantenersi “lontani dalla Cina”. L’aumento della pressione militare voluto da Donald Trump, sebbene ufficialmente giustificato dalla lotta ai narcotrafficanti, sembra infatti celare l’obiettivo strategico di limitare l’influenza di Pechino in un’area storicamente considerata dal Dipartimento di Stato come cortile di casa americano. Cresce, di conseguenza, la tensione tra Washington e Caracas, in un braccio di ferro i cui sviluppi, che tutti seguono con apprensione, potrebbero ridisegnare gli equilibri geopolitici regionali.
La svolta di Francoforte su Fininvest
In un contesto internazionale così teso, arrivano dall’Europa notizie di segno completamente diverso che riguardano da vicino l’Italia. La Banca Centrale Europea, infatti, ha riabilitato Fininvest, chiudendo una procedura di vigilanza che era stata avviata ben dieci anni fa e che aveva portato al congelamento delle azioni di Mediolanum. Questa decisione, che giunge a valle di un percorso giudiziario nazionale conclusosi con l’assoluzione di Silvio Berlusconi per i fatti più controversi della sua lunga carriera, rappresenta un successo fuori tempo massimo per la famiglia Berlusconi. I figli dell’ex premier, di fatto, possono ora tornare a sedere nel consiglio di amministrazione della società, segnando una svolta epocale nelle relazioni tra l’establishment finanziario europeo e l’impero di Arcore.
I record di Intesa Sanpaolo
Parallelamente, il panorama economico-finanziario nazionale è illuminato dai risultati straordinari di Intesa Sanpaolo. L’amministratore delegato Carlo Messina, commentando con toni di vibrante soddisfazione i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno, ha definito quello attuale “il miglior periodo della storia” dell’istituto di credito. L’utile netto, che si attesta a 7,6 miliardi di euro, mostra una crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, trainato in particolare dai livelli record raggiunti dalle commissioni e dall’attività assicurativa. Un trend positivo che, consolidatosi nel terzo trimestre con un utile di 2,4 miliardi, permette alla banca di confermare con sicurezza le prospettive per l’intero esercizio 2025, prevedendo un utile netto che andrà ben oltre la soglia dei 9 miliardi.
Strategia e prospettive
Il gruppo, che in cinque anni è riuscito a più che raddoppiare i propri profitti, sembra dunque aver centrato tutti gli obiettivi che si era prefissato, mantenendosi al contempo lontano da quelle operazioni di “risiko” finanziario che caratterizzano invece altre realtà del settore. La solidità dimostrata da Intesa Sanpaolo, d’altronde, non è solo un fatto contabile ma assume un significato simbolico più ampio, proiettando un’immagine di stabilità e di capacità gestionale in un momento in cui i venti di crisi internazionale spirano forti, dall’Atlantico fino al Pacifico.




