Donna rientrata da Cuba ricoverata a Vasto per Chikungunya, il virus tropicale che preoccupa l’Europa
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Redazione Salute
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Una donna di 56 anni, rientrata da un soggiorno a Cuba alla fine di gennaio, è attualmente ricoverata presso l’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’ospedale San Pio da Vasto, dopo che le sono stati diagnosticati i sintomi della febbre Chikungunya, un virus di origine tropicale che, stando agli ultimi studi, sta trovando nuove e preoccupanti vie di diffusione anche nel continente europeo. La paziente, secondo quanto si apprende dalla Asl Lanciano Vasto Chieti, aveva cominciato a manifestare nei giorni successivi al rientro un quadro clinico caratterizzato da febbre elevata, cefalea persistente e intensi dolori articolari, questi ultimi talmente forti da provocarle una marcata limitazione nei movimenti. I medici, una volta effettuata la diagnosi, hanno prontamente avviato una terapia di supporto, e le condizioni della donna, ad oggi, vengono descritte come stabili e tali da non destare particolare allarme nel Corpo sanitario che la segue.
Un quadro clinico debilitante ma non letale
La sintomatologia accusata dalla 56enne vastese, del resto, corrisponde perfettamente al quadro clinico classico dell'infezione da virus Chikungunya, il cui nome, nella lingua dell'etnia Makonde della Tanzania, significa “ciò che si piega”, in riferimento alla postura assunta da chi soffre le sue tipiche artralgie. Sebbene la fase acuta della malattia, come confermano i manuali di malattie infettive, tenda a risolversi nell'arco di circa una settimana, il dolore alle articolazioni può rivelarsi particolarmente ostico e, in una percentuale significativa di casi, persistere per mesi o addirittura anni, trasformandosi in una condizione debilitante cronica che mina la qualità della vita -3-4. Non esistono, al momento, farmaci antivirali specifici per contrastare l'agente patogeno, e la comunità medica internazionale, incluso il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) americano, raccomanda unicamente trattamenti sintomatici basati su riposo, idratazione e somministrazione di analgesici come il paracetamolo per abbassare la febbre e alleviare i dolori, prestando attenzione ad evitare farmaci come l'aspirina finché non sia stata esclusa un'infezione concomitante di Dengue -3-9. La diagnosi, nel caso specifico, è stata verosimilmente confermata attraverso esami sierologici sul sangue della paziente, andando a ricercare il virus stesso o gli anticorpi prodotti dall'organismo per contrastarlo -4.
Il vettore e la minaccia europea
Il caso di Vasto, al di là del suo decorso clinico sotto controllo, assume una rilevanza più ampia se inserito nel contesto epidemiologico continentale, un contesto che negli ultimi anni ha visto un'accelerazione improvvisa e preoccupante. Il virus Chikungunya, che si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette, principalmente della specie Aedes albopictus (la più nota zanzara tigre) e Aedes aegypti, non è più una minaccia circoscritta alle sole aree tropicali di Africa, Asia e Americhe -4-7. L'allarme, infatti, era già stato lanciato nell'estate del 2025, quando l'Europa aveva registrato un numero record di focolai autoctoni: la Francia, in particolare, aveva contato centinaia di casi contratti localmente, e l'Italia non era stata da meno con diverse centinaia di infezioni autoctone disseminate in vari cluster, a dimostrazione di come il vettore sia ormai stabilmente insediato e in grado di innescare catene di trasmissione in presenza di un soggetto viremico di ritorno da un'area endemica -2-8. Basti pensare che, secondo i dati del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), la zanzara tigre è oggi presente in più di 360 regioni di 16 paesi europei, un'espansione impressionante se paragonata alle sole 114 regioni infestate un decennio fa -8.
Il fattore climatico e la nuova normalità
A rendere il quadro ancora più complesso, e a spiegare il moltiplicarsi di episodi come quello della 56enne di Vasto, contribuiscono le recenti scoperte della ricerca scientifica in merito all'influenza del clima sulla diffusione del virus. Uno studio pubblicato a febbraio 2026 dal Journal of the Royal Society Interface da parte del Centro britannico di Ecologia e Idrologia (UKCEH) ha rivisto al ribasso la temperatura minima necessaria affinché il virus possa essere trasmesso -1. Mentre in passato si riteneva necessaria una temperatura di almeno 16-18 gradi perché l'agente patogeno maturasse nell'organismo della zanzara e raggiungesse le sue ghiandole salivari, pronte per essere inoculate in una nuova vittima, i ricercatori hanno ora scoperto che la soglia è molto più bassa, attestandosi intorno ai 13-14 gradi -1-5. Questa differenza, apparentemente minima, è stata definita dagli stessi scienziati come “shockingly” ampia, poiché allunga la finestra temporale del rischio di trasmissione per diversi mesi all'anno e allarga geograficamente l'area a rischio ben oltre i tradizionali bacini del Mediterraneo -5-10. L'Europa, come ha dichiarato la direttrice dell'ECDC Pamela Rendi-Wagner nell'agosto 2025, sta entrando in una nuova fase in cui trasmissioni più lunghe, diffuse e intense di malattie un tempo esotiche stanno diventando la nuova normalità, spinte dall'avanzare della globalizzazione, che favorisce lo spostamento di specie invasive, e dal rapido riscaldamento del continente, che sta creando habitat sempre più accoglienti per insetti vettori -8-10.
I casi in Italia e la sorveglianza
Tornando al contesto nazionale, il caso della donna ricoverata a Vasto si inserisce in un trend monitorato attentamente dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss). Secondo l'ultimo aggiornamento stagionale sulle arbovirosi pubblicato a fine gennaio 2026, dall'inizio dell'anno sono stati registrati in Italia 13 casi confermati di infezione da Chikungunya, tutti, come nel caso abruzzese, associati a viaggi all'estero e senza alcun decesso -6. Il dato, seppur limitato numericamente, conferma come l'importazione del virus sia un fenomeno costante, e come la presenza capillare della zanzara tigre sul territorio nazionale esponga il paese al rischio concreto che anche uno solo di questi casi importati possa generare un focolaio autoctono, specialmente nei mesi più caldi, quando l'insetto vettore è più attivo e la durata del ciclo di replicazione del virus al suo interno si accorcia. Le autorità sanitarie, in questo senso, possono fare leva su due vaccini recentemente approvati nell'Unione Europea, l'IXCHIQ, un vaccino vivo attenuato a dose singola, e il VIMKUNYA, un vaccino a virus inattivato, che rappresentano strumenti importanti per la prevenzione, in particolare per i viaggiatori diretti verso aree a rischio o per le popolazioni residenti in zone dove il virus potrebbe iniziare a circolare stabilmente -2.




