Ultimo compie trent'anni e si racconta: la notte buia dopo Sanremo e la telefonata con Venditti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Niccolò Moriconi, che al mondo della musica e dei suoi milioni di sostenitori è noto semplicemente come Ultimo, spegne oggi trenta candeline. Una ricorrenza che il cantautore romano ha deciso di marcare non solo con una festa privata, circondato dagli affetti più cari, ma anche con un gesto pubblico di grande intimità: un lungo e articolato post sui social network, indirizzato direttamente a quel pubblico che in questi anni ne ha decretato un successo fuori dal comune. Quel testo, scritto in un momento di pausa dai festeggiamenti, come lui stesso racconta ("Mi sono un attimo isolato dalla festa che sto facendo tra amici e famiglia"), rappresenta molto più di un semplice ringraziamento; è piuttosto un viaggio a ritroso, un bilancio sofferto e sincero di un decennio di carriera che lo ha portato dall'oscurità più totale alla luce accecante dei riflettori più grandi, dagli studi di registrazione in solitudine ai palchi stracolmi degli stadi.

Il peso delle critiche e un consiglio inatteso

Tra i molti passaggi toccati, uno in particolare risalta per la sua carica di rivelazione e per il dolore che ancora traspare, seppur filtrato dalla distanza del tempo. È l'episodio legato alla sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2019, un momento che avrebbe dovuto segnare l'apice di un percorso in ascesa e che, invece, si trasformò in una prova di fuoco personale. Dopo una conferenza stampa particolarmente tribolata, caratterizzata forse da quella timidezza che è un tratto distintivo del suo carattere, ricevette commenti durissimi: gli venne detto, senza mezzi termini, che la sua esperienza nel mondo della musica era ormai conclusa, che non avrebbe più avuto spazio. Una sentenza che, com'è facile immaginare, risuonò come un macigno per un artista allora venticinquenne, gettandolo nello sconforto più profondo.

La salvezza in una voce familiare

Fu in quella notte, tra le mura di una camera d'albergo, che il giovane Moriconi visse uno di quei momenti di frantumazione interiore che spesso precedono una rinascita. Non sapendo a chi rivolgersi, prese il telefono e compose il numero di Antonello Venditti, altro gigante della canzone romana e italiana, con il quale era nato nel tempo un rapporto di stima e quasi di affetto paterno. Quella conversazione, protrattasi per ore fino all'alba, divenne un'ancora di salvezza. Dall'altra parte della cornetta, Venditti non offrì facili consolazioni o vuoti incoraggiamenti, ma l'ascolto e la comprensione di chi, la strada del successo e delle sue asperità, l'ha percorsa tutta. Quel dialogo notturno rappresentò un punto di svolta, una lezione di resilienza che gli permise di rialzarsi e di guardare avanti, trasformando una ferita in motore per il futuro.

Il percorso dai piccoli club al sold out negli stadi

Il racconto prosegue, senza autocelebrazioni, ripercorrendo le tappe di una crescita artistica e umana fuori dagli schemi. Si parte dai primi, incerti, concerti nei locali più piccoli, dove a stento si riusciva a coprire le spese del viaggio, per arrivare, in un volo di pochi anni, all'emozione sconvolgente di vedersi intorno non più decine, ma decine di migliaia di persone, tutte insieme a cantare quelle parole nate in solitudine. È la storia di un ragazzo che ha saputo costruire, brano dopo brano, un legame diretto e autentico con chi lo ascolta, bypassando spesso i tradizionali circuiti mediatici e trovando nello streaming e nei social non un fine, ma un mezzo per amplificare una comunicazione già esistente. Un percorso che l'ha portato a collezionare record di ascolti e di biglietti staccati, confermando come il suo linguaggio, fatto di melodie accattivanti e testi che scavano nelle emozioni comuni, abbia trovato una risonanza potente in un'Italia desiderosa di storie semplici ma raccontate con sentimento vero.

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