Monte Bianco, il crollo di pietre travolge gli aspiranti guide: muore Carlo Chiodini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il massiccio del Monte Bianco, teatro di ascensioni e di una frequentazione spesso intensa, è stato ieri scenario di una tragedia che ha colpito il mondo dell’alpinismo italiano. Poco prima delle 13.30, a quota 3.400 metri, un distacco di roccia ha investito una cordata di tre alpinisti impegnata in un’esercitazione formativa. Per Carlo Chiodini, 43 anni, originario di Maniago ma residente a Pozzale di Pieve di Cadore, non c’è stato scampo.

L’episodio si è verificato nella zona del Grand Flambeau, sul versante francese del massiccio. Il gruppo, composto da due aspiranti guide e da un istruttore, stava partecipando a un corso organizzato dal Collegio Guide alpine del Friuli Venezia Giulia, un percorso di alta formazione professionale che prevede l’acquisizione di tecniche avanzate di progressione su ghiacciaio e terreno misto. Proprio durante una di queste fasi di allenamento, lo scenario si è improvvisamente trasformato: una scarica di sassi e detriti, probabilmente favorita dalle condizioni climatiche o dalla naturale instabilità della parete, si è abbattuta sulla cordata.

L’intervento dei soccorsi e il bilancio dei feriti

L’impatto è stato fatale per Chiodini, deceduto sul colpo a causa dei traumi riportati. Gli operatori del Peloton de gendarmerie de haute montagne (PGHM), allertati immediatamente, sono intervenuti con l’elisoccorso per mettere in sicurezza l’area e prestare soccorso ai superstiti. Un altro aspirante guida, una donna di origini romane, è rimasta gravemente ferita riportando fratture multiple; è stata elitrasportata all’ospedale di Annecy, dove è stata ricoverata ma, secondo le prime informazioni, non sarebbe in pericolo di vita. Illeso, invece, l’istruttore che accompagnava i due allievi, originario del Trentino-Alto Adige, il quale è stato trasferito alla base operativa del PGHM dove si trova anche la salma della vittima.

La dinamica, ricostruita dai gendarmi, restituisce l’immagine di un evento improvviso e imprevedibile, tipico delle cadute pietre che rappresentano uno dei rischi maggiori per chi frequenta le alte quote al di fuori dei percorsi battuti. L’area del Grand Flambeau, situata a poca distanza dal confine italiano, è nota per le sue difficoltà tecniche, ed è spesso scelta per l’addestramento di guide alpine proprio per la varietà di situazioni che offre.

Una vita dedicata alla montagna e al percorso formativo

Carlo Chiodini, 43 anni, aveva radici profonde nelle Dolomiti: originario di Maniago, in provincia di Pordenone, da anni aveva scelto di vivere a Pozzale di Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, un territorio che racconta la sua passione per le cime. Stava completando l’iter per diventare guida alpina, un percorso lungo e selettivo che trasforma l’esperienza personale in una professione regolamentata, finalizzata alla sicurezza degli appassionati di montagna. La partecipazione al corso del Collegio del Friuli Venezia Giulia rappresentava per lui un passo cruciale verso l’abilitazione.

Il corso, come da prassi, prevede esercitazioni pratiche su ghiacciaio per testare le capacità di movimento in cordata e la gestione delle emergenze in ambienti ostili. La lezione di ieri, purtroppo, si è trasformata in una drammatica prova di quanto la montagna possa rivelarsi insidiosa anche per i più esperti, trasformando un momento di crescita professionale in una tragedia che lascia sgomento il mondo delle guide e delle scuole di alpinismo del Triveneto.

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