Il caso Genovese: dal carcere un maxi assegno da 90 milioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Chissà se, tra i banchi di una mensa per poveri o negli uffici dove si aiutano immigrati con pratiche burocratiche, qualcuno riconosce in quel volontario alto e dall'aria assorta la figura di Alberto Genovese, l'imprenditore condannato a quasi sette anni di reclusione per violenze sessuali aggravate dall'uso di alcol e droga, episodi legati alla tristemente nota vicenda di Terrazza Sentimento. Mentre di notte rientra in cella, dopo aver ottenuto i permessi per il lavoro esterno, di giorno dedica il suo tempo ad attività di assistenza, un quadro che si staglia su uno sfondo di straordinaria ricchezza, recentemente rinfocolata da un ingente trasferimento di denaro. La sua condizione, del resto, unisce alla privazione della libertà personale la gestione di un patrimonio che, stando alle ricostruzioni, ammonta a diverse centinaia di milioni di euro.

L'operazione finanziaria dietro le sbarre

È stato infatti perfezionato, in questi ultimi giorni di novembre, il closing di un'operazione avviata nel 2020 e annunciata pubblicamente lo scorso agosto, che sancisce l'ingresso di Prima Assicurazioni – la compagnia da lui fondata – nel gruppo assicurativo globale Axa. Quest'ultima ha acquisito il 51% del capitale sociale per un corrispettivo complessivo di 538 milioni di euro, un passaggio che, secondo quanto riportato da fonti di stampa specializzate, ha comportato per Genovese l'incasso di un cosiddetto "earn out", un meccanismo di pagamento aggiuntivo legato al raggiungimento di certi obiettivi, pari a 89,7 milioni. Una somma, è bene precisarlo, che si va ad aggiungere al suo già cospicuo patrimonio, stimato attorno ai 200 milioni, e che arriva mentre l'imprenditore è detenuto nel carcere di Opera.

Le precisazioni della società e il percorso giudiziario

La stessa Prima Assicurazioni, d'altro canto, tiene a specificare – come riportato in una nota ufficiale – che Genovese "ha cessato ogni carica ricoperta nella società nel novembre 2020 e ha ceduto la sua intera partecipazione azionaria nel 2022", sottolineando quindi come l'operazione abbia meri risvolti finanziari e non comporti alcun ruolo gestionale per il fondatore. Il percorso giudiziario che lo riguarda, intanto, prosegue il suo corso dopo la condanna in primo grado per i reati di violenza sessuale di gruppo e lesioni, una sentenza che ha fissato la pena a 6 anni e 11 mesi di reclusione per fatti avvenuti nell'estate del 2020, quando due ragazze furono drogare e abusate. Le indagini, condotte con scrupolo e determinazione, hanno ricostruito una serata segnata da un massiccio utilizzo di sostanze stupefacenti e da dinamiche di prevaricazione, elementi che i giudici hanno considerato come aggravanti.

Un volontariato che alimenta il paradosso

Il paradosso più evidente, forse, risiede proprio nella sua attuale routine, divisa tra la detenzione notturna e le ore diurne spese in attività di volontariato, un impegno che gli è valso l'accesso ai benefici penitenziari previsti dalla legge. È questa duplicità a colpire l'osservatore esterno: da un lato, la figura del condannato per crimini gravi che paga il suo debito con la giustizia; dall'altro, quella del milionario la cui fortuna continua a crescere persino tra le mura di un istituto di pena, mentre con un gesto di apparente normalità distribuisce pasti o offre supporto amministrativo a persone in grave difficoltà. Un contrasto netto, che non invita a facili moralismi ma costringe a osservare, con freddezza, come i piani della giustizia penale e quelli della finanza possano a volte scorrere su binari paralleli e distinti, senza mai veramente incrociarsi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.