Superbonus, maxi frode da mezzo miliardo: coinvolti anche condomini nel Maceratese
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Redazione Interno
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Non c’è solo la Sicilia, stavolta, a fare da sfondo a una delle più imponenti operazioni finanziarie mai emerse dal puzzle delle agevolazioni edilizie. La Guardia di Finanza di Siracusa, coordinata dalla Procura locale, ha infatti eseguito un sequestro preventivo di crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro – una cifra che sfiora il mezzo miliardo – legati a lavori del Superbonus 110% che, sulla carta, avrebbero dovuto riqualificare decine di edifici, ma che nella sostanza non hanno mai visto un solo operaio salire su un ponteggio.
E proprio nel cuore delle Marche, nella provincia di Macerata, alcuni condomini sono finiti al centro dell’inchiesta, utilizzati – all’insaputa dei proprietari e degli amministratori – come meri involucri documentali per far lievitare artificiosamente crediti d’imposta.
Un ingranaggio criminale con ramificazioni nazionali
Il meccanismo, a dir poco sofisticato, poggiava su una struttura organizzativa che gli investigatori non esitano a definire una vera e propria “fabbrica di falsi crediti”. La cabina di regia, sorprendentemente, non era nel Sud Italia, bensì in Lombardia; da lì partivano le direttive per attivare due intermediari abilitati, con sede nella provincia di Chieti, in Abruzzo, che fungevano da perno tecnico dell’intero raggiro.
Questi soggetti, formalmente in regola con le abilitazioni professionali, producevano documentazione falsa relativa a interventi di riqualificazione energetica e antisismica – quelli previsti dal Superbonus – utilizzando dati reali di 22 condomini sparsi sull’intero territorio nazionale. Tra questi, appunto, alcuni edifici nelle zone del Maceratese, i cui indirizzi e codici fiscali sono stati inseriti in dichiarazioni e asseverazioni mai richieste né autorizzate.
Oltre sessanta società coinvolte, in gran parte cartiere
L’operazione, ufficialmente comunicata lo scorso 11 giugno, ha permesso di identificare un’organizzazione che poteva contare su oltre sessanta società, la maggior parte delle quali si è rivelata fittizia: cartiere prive di sedi operative, dipendenti o qualsiasi altra traccia di attività economica reale. Il loro scopo, come emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Siracusa, era esclusivamente quello di generare e cedere i crediti fiscali inesistenti, incassando poi le relative compensazioni o rivendendoli a terzi ignari.
Un sistema a cascata che ha permesso di gonfiare il volume della truffa fino a raggiungere la cifra record del mezzo miliardo, sebbene il sequestro abbia bloccato crediti per circa 560 milioni.
Condomini a insaputa, il ruolo degli intermediari abusivi
L’aspetto più insidioso dell’intera vicenda, e che ha destato maggiore attenzione tra gli inquirenti, è l’aver utilizzato a loro insaputa non singole abitazioni ma interi condomini – con decine di famiglie residenti – come “copertura” documentale. I veri proprietari e gli amministratori non avevano mai deliberato né commissionato alcun lavoro, tantomeno quelli milionari descritti nelle pratiche false. Eppure, grazie a un utilizzo distorto delle banche dati e a qualche verifica superficiale da parte dei primi soggetti che hanno acquistato quei crediti, l’ingranaggio ha potuto girare per mesi.
L’inchiesta, ancora in fase di approfondimento da parte della Guardia di Finanza di Siracusa, si concentra ora sui flussi finanziari e sui passaggi di proprietà dei crediti sequestrati, mentre resta da chiarire il ruolo esatto di eventuali tecnici compiacenti che avrebbero firmato le asseverazioni senza mettere piede nei cantieri.




