Sara Curtis e quel bagliore abbagliante; Ceccon, il buio dentro la vasca

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è una linea sottile che attraversa la piscina di Riccione, e non è quella nera sul fondo – ben più sottile, quasi invisibile – ma rappresenta il confine tra ciò che si è e ciò che si sta per diventare. Da una parte la luce piena, quasi accecante, di chi sta nascendo all’élite del nuoto italiano; dall’altra l’ombra necessaria, a tratti ingombrante, di chi ha già vinto tutto e fatica a ritrovare un senso alla propria corsia. Sara Curtis e Thomas Ceccon, in fondo, nuotano nello stesso specchio d’acqua, ma lo attraversano con due anime profondamente diverse: lei a caccia di ogni centesimo per scolpire un nuovo presente, lui prigioniero silenzioso di un passato che non concede tregua.

L’ultima giornata di batterie agli Assoluti 2026

Si è chiusa questa mattina, sabato 18 aprile, la tornata di batterie del Campionato Italiano Assoluto primaverile Unipol 2026, e i cronometri hanno consegnato gerarchie nette in ogni specialità. Nei 50 rana femminili, Anita Bottazzo ha impresso il suo marchio con un eloquente 30”41, mentre tra gli uomini Simone Cerasuolo ha risposto presente siglando 27”00. Simona Quadarella, nei 400 stile libero, ha imposto il proprio ritmo in 4’11”39; Emanuele Potenza ha dominato i 400 misti in 4’19”24. Alessia Bianchi si è presa la scena nei 200 dorso con 2’12”47, e Silvia Di Pietro ha fatto altrettanto nei 50 farfalla fermando il tempo a 26”33. Risultati, questi, che disegnano una nazionale varia e profonda, ma nessuno di loro – è doveroso sottolinearlo – ha rubato la scena alla giovane di Savigliano.

Sara Curtis, il poker che profuma di rivoluzione

Protagonista indiscussa di questi Assoluti è proprio lei, Sara Curtis, diciannovenne tesserata per l’Esercito e portacolori del Cs Roero. Ieri, venerdì 17 aprile, aveva già migliorato di dodici centesimi il suo stesso primato nazionale nei 50 stile libero femminili: il cronometro si è fermato a 24”29, quarto tempo mondiale dell’anno. Nella finale, poi, ha messo al collo il titolo italiano. Si trattava del suo terzo trionfo, dopo quelli nei 100 stile libero e nei 50 dorso. Ma non era finita. Oggi, sabato 18, Sara Curtis ha strappato il pass per la finale anche nei 50 farfalla, firmando il proprio record personale. Di fatto, un poker d’assi: quattro finali, tre ori già conquistati e una possibilità concreta di allungare ulteriormente la serie. La saviglianese non nuota, sembra volare, e lo fa con una naturalezza che trasforma ogni sua bracciata in una dichiarazione d’intenti.

Ceccon e quel buio che non è solo metafora

Sull’altro fronte, quello dove la luce stenta a entrare, c’è Thomas Ceccon. Non si parla di tempi, almeno non in questa sede: le sue prestazioni a Riccione raccontano piuttosto di un atleta che convive con un’ombra ingombrante, quella di chi ha già vinto tutto e deve imparare a desiderare di nuovo la vittoria. La vasca, per lui, si fa talvolta labirinto: ogni virata è un confronto con il proprio passato, e non sempre se ne esce indenni. Il campionato italiano, in questo senso, diventa specchio impietoso di una difficoltà che non è tecnica ma esistenziale, fatta di attese, silenzi e di quel buio dentro che nessuna telecamera riesce a inquadrare. Ceccon cerca una rotta, e per ora la cerca lontano dai riflettori, quasi in apnea.

La provincia che si stringe attorno ai suoi record

Per Sara Curtis, invece, ogni risultato si traduce in orgoglio per tutta la Granda – l’immagine di repertorio che accompagna la notizia è solo un riverbero di una gioia concreta. La nuotatrice diciannovenne non si limita a vincere: riscrive i parametri del possibile. Il primato nei 50 stile libero, il dominio nei 100 stile, l’incursione vincente nei 50 dorso e ora la finale nei 50 farfalla la consegnano come una delle poche atlete capaci di competere su fronti così diversi. Non ci sono facili entusiasmi in questo racconto, solo numeri e corsie attraversate con una determinazione che non ammette distrazioni. A Riccione, intanto, si continua a nuotare: da una parte l’abbaglio di chi sale, dall’altra il buio di chi cerca una via d’uscita.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.