Schifani sospende tre dirigenti, la Regione reagisce all'inchiesta su appalti e sanità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Giunta regionale siciliana, in una riunione straordinaria convocata d'urgenza a Palazzo d’Orleans dal presidente Renato Schifani – rientrato in anticipo da una missione istituzionale a Bruxelles – ha disposto la sospensione immediata e a tempo indeterminato di tre dirigenti di primo piano, i cui nomi figurano tra i diciotto indagati dall’inchiesta della Procura di Palermo che sta scuotendo gli ambienti politici e amministrativi dell'isola. Una mossa, questa, che il governatore ha voluto per tentare di scindere, con un atto formale, il percorso dell’amministrazione da quello, ben più intricato, della giustizia, mentre l’attenzione di molti si concentra sul futuro del segretario nazionale della DC, Totò Cuffaro, per il quale la richiesta di arresti domiciliari sarà esaminata dal giudice nelle prossime ore.

Le misure cautelari per l'apparato

Tra i provvedimenti adottati, che hanno interessato figure di vertice in assessorati ed enti di sottogoverno, spicca la sospensione di Maria Letizia Di Liberti, la quale, fino a poche ore fa, ricopriva l’incarico di dirigente generale del dipartimento regionale della Famiglia; una posizione di grande responsabilità, che ora le viene temporaneamente revocata in attesa degli sviluppi del procedimento penale, il quale vede anche lei coinvolta, sebbene in misura diversa, nelle medesime accuse rivolte a Cuffaro e al capogruppo all’Ars Carmelo Pace. La delibera, che non prevede un termine per la sua durata, è stata approvata all’unanimità dall’esecutivo, il quale ha scelto di agire in via cautelare, senza attendere il pronunciamento dell’autorità giudiziaria sulle richieste degli inquirenti.

L'onda d'urto sull'apparato sanitario

L’inchiesta, che ha per oggetto un presunto sistema corruttivo legato alla gestione di appalti nel settore sanitario, ha prodotto un’onda d’urto tale da investire non solo i vertici politici ma anche l’apparato burocratico e dirigenziale, costringendo la Giunta a un intervento rapido e per certi versi senza precedenti per la sua tempestività. Oltre alla Di Liberti, sono stati allontanati dai propri incarichi altri due funzionari, i quali, sebbene non siano stati menzionati esplicitamente in tutti i bollettini, risultano pienamente coinvolti nelle indagini che hanno portato alla richiesta di misure cautelari per un giro di affari opachi, i quali avrebbero lesionato la regolarità delle gare pubbliche. La decisione di sospenderne le funzioni, più che un atto di condanna anticipata, rappresenta una scelta di tutela dell’operato amministrativo, il quale non può prescindere da un clima di serenità e trasparenza, soprattutto quando si tratta di gestire fondi pubblici.

La commissarizzazione dell'Asp di Siracusa

Tra le conseguenze più immediate dell’inchiesta, che ha messo in luce presunte condotte illecite in più ambiti della macchina regionale, vi è anche la decisione di commissariare l’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa, un ente di fondamentale importanza per l’erogazione dei servizi alla popolazione, il quale era guidato da uno dei dirigenti ora sospesi. Una mossa, questa, che Schifani ha giustificato con la necessità di garantire la continuità amministrativa e la piena funzionalità di una struttura così vitale, la cui gestione non può subire intoppi o essere offuscata da alcun sospetto, per quanto fondato o meno esso possa rivelarsi in sede processuale. L’intervento sull’Asp siracusana, del resto, si inserisce in un quadro più ampio di riassetto, il quale mira a isolare le posizioni indagate per permettere alla macchina della Giunta di proseguire il suo lavoro, mentre la magistratura porta avanti il proprio.

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