L’esposto del Codacons approda nelle procure: indagini a tappeto su possibili rincari fraudolenti legati alla crisi in Medio Oriente

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Redazione Economia Redazione Economia   -   È un’ondata di carte bollate quella che il Codacons ha indirizzato, negli ultimi giorni, verso numerose procure della Repubblica, e il loro deposito formale apre ora la strada a verifiche penali che si annunciano capillari. L’associazione dei consumatori, attraverso i propri legali, ha formalizzato un esposto che punta a fare luce su quella che descrive come una possibile “fattispecie di rialzo fraudolento dei prezzi e manovre speculative su merci”, un fenomeno che, a suo giudizio, starebbe interessando in modo trasversale diversi settori produttivi e che potrebbe trovare nelle tensioni internazionali, e nel conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un pretesto ingiustificato per ritoccare all’insù i listini. Dall’ufficio del coordinamento dell’associazione, che ha depositato gli atti a Genova, Imperia, La Spezia e Savona, ma anche a Cuneo e nelle altre procure piemontesi, fanno sapere che l’obiettivo è duplice: da un lato, si chiede alla magistratura di accertare se gli incrementi registrati nelle ultime settimane siano effettivamente proporzionati alle reali variazioni dei costi delle materie prime; dall’altro, si punta a disinnescare quel meccanismo per cui le crisi geopolitiche, momenti di per sé di particolare fragilità per l’equilibrio economico globale, si trasformano in un’occasione per danneggiare il potere d’acquisto delle famiglie.

Dai carburanti al rame, la mappa dei rincari finita sotto la lente degli inquirenti

Le segnalazioni che i magistrati dovranno ora valutare non si limitano a un singolo comparto, ma abbracciano una rosa estremamente variegata di beni, quasi a voler tracciare una mappa completa delle possibili speculazioni. Particolare attenzione, si legge nei documenti depositati, viene riservata al settore energetico e a quello dei carburanti, un segmento nel quale anche incrementi unitari apparentemente contenuti, moltiplicati per i milioni di litri venduti ogni giorno sulla rete ordinaria – circa 64 milioni – possono generare trasferimenti economici di enorme entità a carico dei consumatori. Ma l’allarme si estende, come una reazione a catena, all’agroalimentare, dove il rialzo del costo del gasolio agricolo e dei fertilizzanti starebbe già producendo i primi effetti sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli. Non solo: negli uffici giudiziari di Trento e Bolzano, come in quelli pugliesi di Bari, Lecce, Foggia e Taranto, finiscono anche segnalazioni relative a materie prime industriali, con il rame che avrebbe fatto segnare un balzo vicino al quaranta per cento, il ferro e i profilati di alluminio con ritocchi del venti per cento, e persino il legno, che avrebbe subito incrementi compresi tra il dieci e il quindici per cento.

Le richieste dell’associazione: verifiche sui listini e accertamenti della guardia di finanza

L’iniziativa legale del Codacons, che ha interessato anche le procure emiliane e, in generale, si sta estendendo su tutto il territorio nazionale, chiede agli inquirenti un’attività istruttoria precisa e approfondita. L’associazione non si limita a segnalare l’anomalia degli aumenti, ma sollecita l’apertura di veri e propri accertamenti investigativi delegati alla Guardia di Finanza e agli altri organi di polizia giudiziaria. L’obiettivo, come specificato negli esposti, è quello di acquisire la documentazione relativa ai listini, ai costi di approvvigionamento e alle dinamiche di formazione dei prezzi nelle diverse fasi della filiera economica, per capire se dietro ai nuovi prezzi ci siano reali tensioni sulle forniture o, piuttosto, condotte penalmente rilevanti. Un caso emblematico citato nell’esposto riguarda i fornitori di materie plastiche utilizzate per le bottiglie di acqua minerale, che avrebbero richiesto aumenti fino al trenta per cento giustificandoli con le possibili interruzioni energetiche, una circostanza che, secondo il Codacons, merita un’approfondita verifica circa la sua reale incidenza sui costi di produzione.

I riferimenti del codice penale e la proporzionalità degli aumenti

Il cuore della questione sollevata dinanzi ai pubblici ministeri ruota attorno alla proporzionalità. Le tensioni in Medio Oriente, con le loro ripercussioni sui mercati globali, rappresentano indubbiamente un dato di contesto, ma il timore dell’associazione è che tale scenario venga utilizzato in modo distorto. Si chiede, pertanto, di verificare se gli incrementi di prezzo segnalati per i carburanti, per il gasolio agricolo, per i materiali edilizi e per la filiera agroalimentare risultino effettivamente giustificati dalle variazioni dei costi delle materie prime e dei costi di approvvigionamento. Nel mirino finiscono le possibili violazioni degli articoli 501 e 501-bis del codice penale, che puniscono rispettivamente il rialzo fraudolento dei prezzi mediante la divulgazione di notizie false o altri artifici, e le manovre speculative su materie prime e generi alimentari di largo consumo, quelle condotte, cioè, che provocano la rarefazione o il rincaro di prodotti essenziali sul mercato interno. L’accertamento, ora, passa nelle mani della magistratura, chiamata a distinguere, attraverso le indagini, tra le normali fluttuazioni del mercato e le eventuali speculazioni.

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