Meloni alla Camera: “No a voto anticipato, non scappo dai problemi”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’aula della Camera ha fatto da cornice, nella mattinata del 9 aprile 2026, a un’informativa governativa che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto trasformare in una presa di posizione netta contro ogni ipotesi di crisi anticipata. Con i banchi dell’esecutivo gremiti – una presenza, quest’ultima, che non è certo passata inosservata tra i banchi dell’opposizione – la premier ha scandito un “no” secco tanto a eventuali dimissioni quanto a un rimpasto di governo, liquidando così le voci, circolate negli ultimi mesi nei corridoi parlamentari, di una possibile resa anticipata della legislatura. “Non scappo dai problemi”, ha ribadito Meloni, usando una formula che ha voluto sottolineare la sua continuità al timone, in un passaggio del discorso in cui ha rivendicato – per così dire – un approccio diretto alle difficoltà, comprese quelle legate alla sicurezza personale. A proposito del referendum sulla giustizia, appena conclusosi, la presidente ha parlato senza mezzi termini di “occasione persa”, un giudizio secco che ha collocato l’esito della consultazione popolare nel novero delle delusioni politiche, senza però addossarne la responsabilità esclusivamente alle forze che avevano sostenuto il quesito.
La replica di Schlein: “Avete sfidato la Costituzione, ora tocca a noi”
A replicare punto su punto è stata la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha scelto toni durissimi per rispondere alla relazione della premier. “Avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto alle urne”, ha esordito la leader dem, aggiungendo – quasi a mo’ di promessa – che “se non è troppo impegnata con gli scandali quotidiani dei suoi ministri, vorrei mandarle una cartolina dal paese reale”. Con questa immagine, Schlein ha cercato di riportare il confronto sul terreno economico e sociale, lì dove gli stipendi reali – ha ricordato – sono scesi negli ultimi quattro anni mentre il carrello della spesa saliva inarrestabile. “Con gli stessi stipendi di prima in tasca, gli italiani non riescono più a fare la stessa spesa”, ha scandito la segretaria, attaccando frontalmente i risultati del governo: crescita zero, un calo della produzione industriale che ormai dura da tre anni, e un Pnrr – che l’esecutivo all’epoca non aveva nemmeno votato – rivelatosi l’unico argine a una recessione già pronta a manifestarsi. “Ci lasciate con la crescita zero, la guerra illegale di Trump e Netanyahu ha peggiorato questa situazione”, ha incalzato Schlein, riferendosi al quadro internazionale ereditato dall’amministrazione statunitense – dove Donald Trump siede alla Casa Bianca da ormai più di un anno – e dalle sue ripercussioni sui conti italiani.
Un’ora di interventi e nessuna concessione alle opposizioni
L’informativa, che si è protratta per circa sessanta minuti alla Camera, ha visto la presidente del Consiglio snocciolare le proprie posizioni prima di spostarsi, nel primo pomeriggio, a Palazzo Madama per la replica in Senato. Meloni ha dedicato la prima parte del suo intervento a commentare proprio il voto referendario sulla giustizia – definendolo, come detto, un’occasione sprecata – per poi transitare senza soluzione di continuità sull’azione di governo interna. “Governeremo cinque anni”, ha assicurato, escludendo ogni ipotesi di rimpasto o di elezioni anticipate, in un chiaro messaggio indirizzato non solo alle opposizioni ma anche alle ali più inquiete della sua maggioranza. La parte più sa del discorso, quella dedicata alla politica internazionale, ha toccato le tensioni commerciali e militari in corso, senza però che Meloni annunciasse iniziative specifiche sul breve termine.
“Non sono abituata a scappare”: la premier mette la faccia sulle responsabilità
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento di Meloni è stato quello in cui la presidente, rivolgendosi direttamente ai deputati di maggioranza e opposizione, ha voluto marcare il proprio stile di leadership. “Io ho moltissimi difetti, tranne uno: non sono una persona abituata a scappare”, ha dichiarato. “Non scappo da missioni sconsigliabili per ragioni di sicurezza, non scappo davanti ai problemi, non scappo di fronte alle mie responsabilità. Sono abituata a metterci la faccia”. Una dichiarazione che, nell’economia del discorso, ha voluto chiudere ogni discussione su un’eventuale ritirata anticipata, legando la propria tenuta personale a quella dell’esecutivo. Sul fronte opposto, Schlein ha ribadito che toccherà al centrosinistra costruire l’alternativa con i propri alleati, rilevando come il governo, nei quattro anni trascorsi, non abbia saputo mettere in campo “uno straccio di politica industriale”, pasticciando su transizione 5.0 e sugli incentivi, e sfornando decreti che il giorno dopo erano già superati dai fatti. “Avete molta voglia di tornare all’opposizione, e vi accontenteremo”, ha concluso la segretaria dem, in una giornata che ha restituito l’immagine di un Parlamento spaccato ma di una premier determinata a non cedere terreno.




