Morta Cassandra Wilson, la voce che ha rivoluzionato il jazz contemporaneo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il mondo della musica ha perso una delle sue voci più originali e influenti: Cassandra Wilson, la cantante e produttrice jazz due volte vincitrice del Grammy Award, si è spenta all'età di 70 anni nella sua città natale, Jackson, nel Mississippi. La notizia, confermata dal manager Robert Torre, ha scosso il panorama musicale internazionale, che la ricordano come un'artista capace di ampliare i confini del genere, mescolando jazz, blues, folk e pop in un linguaggio assolutamente personale e inconfondibile.

L'ultimo saluto nella sua Jackson

A dare l'annuncio della scomparsa è stato lo stesso manager dell'artista, che ha dichiarato all'emittente radiofonica WBGO come la cantante si sia spenta serenamente nella propria abitazione, circondata dall'affetto della famiglia, degli amici più cari e del suo stesso manager. Nella nota diffusa, Torre ha chiesto rispetto per la privacy in questo momento di lutto, mentre la famiglia piange la perdita della leggendaria artista jazz; al momento, le cause del decesso non sono state rese note al pubblico.

La contea di Hinds, attraverso il coroner, ha confermato l'avvenuto decesso nella mattinata di mercoledì 2 settembre.

Dalle radici del Mississippi al successo internazionale

Nata il 4 dicembre 1955, Cassandra Wilson era cresciuta in un ambiente profondamente segnato dalla musica: il padre, Herman B. Fowlkes, era un chitarrista jazz e insegnante, mentre la madre lavorava come educatrice. Fu proprio in questa famiglia che la giovane Cassandra iniziò a suonare il pianoforte all'età di sei anni, per poi passare alla chitarra a dodici e cominciare a esibirsi professionalmente già durante l'adolescenza.

Dopo la laurea in Comunicazione di Massa alla Jackson State University, si trasferì a New York all'inizio degli anni Ottanta, dove la sua carriera prese il volo; qui, insieme al sassofonista Steve Coleman, fu tra i fondatori del collettivo M-Base, un laboratorio creativo che avrebbe lasciato un segno indelebile nel jazz contemporaneo, combinando sperimentazione, funk e ritmi contemporanei.

Una carriera costellata di capolavori e riconoscimenti

L'album di debutto come solista, "Point of View", risale al 1986, ma fu con il passaggio alla prestigiosa etichetta Blue Note Records e con la pubblicazione di "Blue Light ‘til Dawn" nel 1993 che la sua carriera subì una vera e propria svolta. Il disco, un lavoro acustico che mescolava brani originali a reinterpretazioni di Van Morrison e Joni Mitchell, contribuì a ridefinire il ruolo della cantante jazz, suscitando discussioni anche negli ambienti più tradizionali.

Il successivo "New Moon Daughter" del 1995, che conteneva cover di Neil Young e U2, le valse il primo Grammy Award nella categoria Miglior album vocale jazz, riconoscimento che bissò nel 2009 con "Loverly". Nel corso della sua lunga carriera, la voce profonda e vellutata di Wilson ha collaborato con artisti di fama mondiale come i Roots, Angélique Kidjo, Elvis Costello e John Legend, interpretando anche un ruolo di primo piano nell'opera "Blood on the Fields" di Wynton Marsalis, prima composizione jazz a vincere il Premio Pulitzer.

Un'eredità che va oltre il jazz

Definita dalla rivista Time nel 2001 come "la migliore cantante d'America", Cassandra Wilson ha sempre rivendicato la libertà di attingere a qualsiasi genere musicale, dalla musica popolare al blues, senza mai perdere il legame con le sue radici del Mississippi. Nel 2002 registrò "Belly of the Sun" in una vecchia stazione ferroviaria della sua terra natale, mentre il suo ultimo album solista, "Coming Forth by Day" del 2015, fu un omaggio a Billie Holiday in occasione del centenario della nascita della leggendaria cantante.

Il suo contributo alla musica è stato riconosciuto anche con la nomina a NEA Jazz Master nel 2022, la più alta onorificenza per un musicista jazz negli Stati Uniti, un sigillo a una carriera che ha saputo abbattere le barriere e ispirare generazioni di artisti, dimostrando che la musica, per essere autentica, non deve conoscere confini.

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