Kamala Harris e il tracollo dei Vip
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Le recenti elezioni statunitensi hanno visto un fenomeno interessante: nonostante il massiccio supporto delle celebrità per Kamala Harris, la candidata democratica non è riuscita a ottenere il successo sperato. Da Jennifer Aniston a Jennifer Lopez, passando per George Clooney e Lady Gaga, fino a Taylor Swift, che ha mobilitato i suoi 283 milioni di follower, molti personaggi noti hanno espresso il loro favore per Harris. Tuttavia, questo colossale endorsement non ha spostato voti a suo favore; anzi, sembra che abbia avuto l'effetto opposto, dirottando i voti su Donald Trump.
Il fenomeno non è nuovo: già in passato, celebrità di alto profilo avevano espresso il loro sostegno per candidati democratici senza riuscire a influenzare significativamente l'elettorato. Federico Rampini, che ha votato per Harris, aveva già messo in luce questa dinamica. La domanda che sorge spontanea è: a chi giova realmente questa esibizione di faziosità da parte dello show business? E per quali autentiche ragioni?
I giornali statunitensi più scandalistici hanno titolato senza mezzi termini "Pack your bags" ("Prepara le valigie"), elencando le star di Hollywood che si erano schierate apertamente contro Trump. Il tycoon, rieletto alla Casa Bianca, era già finito nel mirino di artisti noti e meno noti al pubblico internazionale durante la sua precedente elezione. Anche gli sportivi americani non si sono tirati indietro: LeBron James ha sostenuto Harris, mentre Tom Brady ha appoggiato Trump. In un post su Instagram, James ha condiviso una clip che mostrava diversi membri del partito di Trump usare una retorica offensiva e violenta, accompagnata dalla didascalia: "Di cosa stiamo parlando qui?"
Questa dinamica solleva interrogativi sul ruolo delle celebrità nella politica e sull'efficacia del loro sostegno.




