Shiva a “Belve”: la verità sulla pistola, il carcere e l’accusa a Fedez

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il rapper milanese, classe 1999, si è raccontato senza filtri a Francesca Fagnani, parlando per la prima volta in tv di alcuni episodi chiave della sua vicenda giudiziaria. Dopo aver dominato la classifica FIMI con l’album “Vangelo”, Andrea Arrigoni – questo il suo vero nome – ha scelto lo “sgabello più scomodo della televisione” per chiarire la sua posizione in merito alla sparatoria del luglio 2023, ai giorni trascorsi in cella e al mancato saluto alla nascita del primo figlio, senza tralasciare una stoccata al collega Fedez, accusato di averlo “danneggiato” nel momento più critico della sua carriera.

L’agguato, la reazione e l’arma mai ritrovata

Il cuore dell’intervista, andata in onda martedì 21 aprile su Rai2, è stato inevitabilmente il racconto dei fatti che hanno portato Shiva in carcere per tentato omicidio. Secondo la versione fornita dall’artista, quella sera del 2023 lui sarebbe stato vittima di un’aggressione da parte di due soggetti, ai quali avrebbe risposto impugnando una pistola, ferendoli entrambi alle gambe. Francesca Fagnani, fedele al suo stile diretto, lo ha incalzato sui dettagli più oscuri della vicenda, in particolare quelli relativi all’arma del delitto, mai ritrovata dagli inquirenti. “Non ne ho idea”, ha risposto Shiva quando le è stato chiesto quale fine avesse fatto la pistola, un sorriso che non è sfuggito alla conduttrice. L’interrogatorio è proseguito con domande scomode: la matricola abrasa, l’eventuale utilizzo precedente dell’arma e, infine, la scoperta di un silenziatore nascosto in un cespuglio. “Sì, cioè… non lo so”, si è lasciato sfuggire il rapper, ammettendo di fatto il possesso dell’accessorio, prima che la stessa Fagnani chiudesse il cerchio con un lapidario “Vabbè, l’ha detto”. Al termine del processo, Shiva ha patteggiato la pena, ottenendo una riduzione della condanna e la libertà condizionata, ma i dubbi sollevati dalla giornalista restano un elemento centrale della narrazione.

La prigione e il pianto per i fuochi d’artificio

Un altro passaggio di forte impatto emotivo ha riguardato la detenzione e la nascita del figlio. Il rapper ha raccontato il dolore per non aver potuto assistere al parto, una richiesta negata nonostante – come sottolinea lui – venga spesso concessa anche in casi giudiziari ben più gravi del suo. Lontano dai riflettori e dalle classifiche, Shiva ha rivelato di aver saputo della nascita grazie a un gesto simbolico: i fuochi d’artificio esplosi per festeggiare l’evento. “Quando li ho sentiti, ho pianto tantissimo”, ha confessato, visibilmente commosso. In quella stessa fase della vita, l’assenza della figura paterna si è fatta sentire doppiamente; l’artista ha spiegato di aver dovuto imparare da solo a distinguere il bene dal male, ammettendo che per raggiungere questa consapevolezza è stato costretto a commettere errori gravi. Una sorta di resa dei conti con un’infanzia difficile, dedicata completamente alla musica fin dai 13 anni, che ha scolpito il carattere controverso del personaggio pubblico.

Il “danno” di Fedez e il silenzio dei colleghi

Spazio anche a un retroscena che riguarda i rapporti turbolenti all’interno del mondo della musica italiana. Shiva ha puntato il dito contro Fedez, lamentando il fatto che il rapper milanese sia stato l’unico, tra i nomi di spicco del settore, a non aderire al movimento #FreeShiva durante la sua detenzione. Secondo la sua ricostruzione, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la lettura, da parte di Fedez in una puntata del podcast “Muschio Selvaggio”, di alcune rime giudicate misogine. Il guaio, per Shiva, fu che il giudice per le indagini preliminari che lo interrogava in quel periodo era una donna, un dettaglio che – a suo dire – mise il magistrato in una posizione di pregiudizio nei suoi confronti. “Fedez non si è mai esposto su di me, e l’unica volta che lo ha fatto è stata nel momento più critico della mia carriera. Mi ha danneggiato”, ha tagliato corto l’artista, mentre Francesca Fagnani ha prontamente osservato come la responsabilità delle parole scritte fosse di chi le aveva composte, e non di chi le aveva semplicemente lette. Un botta e risposta che restituisce tutta la tensione di un’intervista pensata per scavare a fondo, senza filtri né censure.

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