L’Olanda tassa le auto aziendali termiche: dal 2027 arriva la ‘pseudo-eindheffing’ dell’1% al mese
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Redazione Economia
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Nel panorama europeo della transizione energetica, i Paesi Bassi hanno deciso di alzare ulteriormente il livello dello scontro fiscale contro i carburanti fossili, mirando dritti al cuore della mobilità aziendale.
Non si tratta più solo di incentivare l’elettrico con bonus o agevolazioni, bensì di rendere oggettivamente insostenibile, dal punto di vista economico, la permanenza in circolazione delle vecchie auto a benzina o diesel nelle flotte. missionline +3
Il governo dell’Aja ha così messo a punto la cosiddetta Pseudo-eindheffing, un’imposta aggiuntiva che, a partire dal 1° gennaio 2027, colpirà direttamente i datori di lavoro che offrono ai propri dipendenti veicoli non completamente elettrici per l’uso privato o per il tragitto casa-lavoro. alvolante +3
La meccanica di questa nuova tassa, che ha già scatenato un acceso dibattito tra gli addetti ai lavori, è tanto semplice quanto spietata: le aziende dovranno versare allo Stato un contributo pari all’1% mensile del prezzo di listino del veicolo, il che si traduce in un balzello annuale del 12% per ogni automobile a motore termico o ibrida plug-in presente in organico.
Per farsi un’idea dell’impatto, prendiamo un’auto di media fascia dal valore di 30. missionline +3
000 euro: il costo aggiuntivo per l’impresa sarà di 300 euro al mese, una cifra che, moltiplicata per l’intera durata di un contratto di leasing (solitamente triennale o quinquennale), rischia di far lievitare la voce di bilancio destinata alla mobilità in modo esponenziale. quattroruote +3
E non solo: la norma, così come è stata concepita, è talmente pervasiva da estendersi a una serie di casistiche spesso trascurate, colpendo i veicoli sostitutivi temporanei forniti durante le riparazioni, le auto a noleggio a breve termine, le forme di car sharing e persino le cosiddette auto in pool, a patto che queste ultime vengano utilizzate anche per gli spostamenti personali dei lavoratori. vaielettrico +3
Il nodo della retroattività e le reazioni del mercato
Se il balzello in sé appare pesante, l’elemento che ha gettato nello sconcerto gli amministratori delegati e i fleet manager è senza dubbio la clausola di retroattività inserita nel testo normativo.
La legge prevede infatti che, dal 17 settembre 2030, la tassa verrà applicata anche a tutti quei contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del provvedimento (gennaio 2027) ma ancora in essere a quella data. sicurauto +3
Questa mossa, studiata per evitare qualsiasi scappatoia o effetto “rush” all’acquisto di vetture termiche negli ultimi mesi prima della scadenza, ha già prodotto una reazione viscerale sul mercato.
Secondo quanto riportato da società di leasing come Athlon, molte imprese stanno abbandonando i canonici contratti di noleggio a lungo termine della durata di cinque anni, preferendo accordi più brevi (triennali) per evitare di ritrovarsi con le mani legate quando scoccherà l’ora della riscossione fiscale. alvolante +3
È una corsa contro il tempo, una scommessa sul futuro: le aziende sperano che entro il 2030 le infrastrutture di ricarica – già oggi messe in ginocchio dal sovraccarico della rete elettrica nazionale – siano finalmente in grado di sostenere una flotta completamente elettrica. laleggepertutti +3
Critiche dal settore e l’eccezione della mobilità puramente aziendale
Non sorprende, quindi, che la misura abbia sollevato un vespaio di proteste, in particolare da parte della Associazione olandese delle società di noleggio (VNA), la quale ha denunciato le “importanti conseguenze” che un simile onere comporterà per le politiche di mobilità, soprattutto delle piccole e medie imprese. alvolante +3
Queste ultime, a differenza delle grandi multinazionali spesso già fornite di wallbox e colonnine, si trovano infatti in una posizione di profonda debolezza: molte vorrebbero elettrificare la flotta, ma non possono farlo non per mancanza di volontà, bensì per l’impossibilità pratica di ottenere nuovi allacci alla rete elettrica, la cui saturazione rappresenta un problema endemico in alcune zone del paese.
Esiste tuttavia una via di fuga, un’unica eccezione prevista dal legislatore per scampare alla Pseudo-eindheffing. laleggepertutti +3
Se l’azienda riesce a dimostrare – attraverso una rigida e ineccepibile registrazione dei viaggi – che l’auto viene utilizzata esclusivamente per scopi lavorativi, senza alcuna deviazione per l’uso privato o per il semplice spostamento dal domicilio all’ufficio, l’imposta non è dovuta. Un’ipotesi, quest’ultima, assai rara nella prassi commerciale quotidiana, che di fatto costringe la stragrande maggioranza dei datori di lavoro a mettere in conto questa nuova voce di spesa. vaielettrico +3
Il contesto normativo e la tassazione del dipendente (fringe benefit)
Per comprendere appieno la portata del provvedimento, occorre distinguere nettamente questa nuova imposta dalla tassazione sul cosiddetto fringe benefit che grava sui dipendenti.
Nei Paesi Bassi – così come sta avvenendo anche in Italia, dove dal 2025 le aliquote per l’uso promiscuo variano drasticamente: 10% per le elettriche pure e 50% per le termiche – esistono due livelli di prelievo ben distinti. vaielettrico +3
La Pseudo-eindheffing è una stangata che rimane interamente a carico del datore di lavoro, senza che questi possa rivalersi sul lavoratore o detrarre l’importo dalla busta paga. D’altro canto, per il lavoratore, rimane invariato il meccanismo della bijtelling (l’equivalente del valore dell’auto come reddito in natura su cui pagare le imposte). sicurauto +3
In sostanza, il governo olandese ha stretto la morsa da entrambi i lati: rende più costoso per l’imprenditore offrire il benefit e nel frattempo continua a tassare il dipendente per il privilegio di usare quell’auto, creando un doppio binario fiscale che spinge inequivocabilmente verso l’abbandono del diesel e della benzina in favore dei BEV, le auto a batteria pura. missionline +3




