Amici del 15enne seviziato a Moncalieri: "Quelli hanno finito di vivere"
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Redazione Interno
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Sotto la tettoia del mercato di Moncalieri, nel tardo pomeriggio, un gruppo compatto di una trentina di ragazzi, molti in giubbotti neri e con piercing, si stringeva attorno al quindicenne che ha denunciato di essere stato rapito e vessato nella notte di Halloween. Lui, mostrando una freddezza che colpisce, dichiarava di stare "benissimo", per poi aggiungere, con una determinazione che non ammette repliche, che "quelli hanno finito di vivere". Un'affermazione che, più di ogni altra, delinea i contorni di una faida giovanile pronta a esplodere, mentre i suoi amici, alcuni dei quali spingevano un monopattino, giuravano vendetta promettendo che "la pagherete" e che "faremo giustizia per lui".
La scuola e lo smarrimento di una preside
Luciana Zampolli, dirigente dell'istituto tecnico Pininfarina, ha confessato di non aver immediatamente collegato la notizia del rapimento a uno dei suoi millecinquecento allievi. "Quando ho letto la notizia del quindicenne sequestrato a Moncalieri e seviziato da coetanei non avevo idea che si trattasse di un mio allievo", ha ammesso, sottolineando come l'intero ambiente scolastico, a prescindere, si senta profondamente ferito e coinvolto in una vicenda la cui gravità travalica le mura dell'aula. Il clima tra i banchi è teso, con molti compagni che, stando a quanto riportato, avrebbero pianto per quanto accaduto al loro coetaneo.
La tensione sfiora il raid punitivo
La rabbia, alimentata da appelli lanciati sui social network, ha rischiato di tramutarsi in azione diretta quando una quarantina di giovani, definendo l'incontro un "semplice confronto", si è data appuntamento nel centro della cittadina con l'intento di raggiungere l'abitazione di uno dei tre indagati. La zona, tuttavia, era già presidiata da un dispiegamento di forze dell'ordine, carabinieri e polizia locale, che ha impedito il concretizzarsi della spedizione punitiva. La folla, dopo essersi radunata minacciosamente davanti alla casa e aver appreso che il ragazzo non era al suo interno, si è poi dispersa, riportando una normalità solo apparente mentre le indagini proseguono.
Il ritratto degli aggressori e il clima di paura
Dalle parole degli amici della vittima, che conoscevano anche i sospettati, emerge un quadro inquietante di un deterioramento comportamentale improvviso. Di uno di loro si dice che "fino a poco tempo fa era tranquillo, ma poi ha iniziato a fare cavolate", un'espressione vaga che cela probabilmente un escalation di violenza culminata nell'episodio di Halloween. Il quindicenne, che presenta fragilità psico-emotive, è diventato così il simbolo di una dinamica di bullismo estremo, i cui sviluppi giudiziari sono ora al centro dell'attenzione delle autorità, mentre la minaccia di ritorsioni personali, sebbene per il momento circoscritta, continua a aleggiare pesantemente sull'intera vicenda.




