Laura Pausini, il concerto a 2.800 metri e la maschera d’ossigeno: “Si può parlare con questa addosso?”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È accaduto durante la tappa di Quito, una delle capitali piú vertiginose del continente, in un palazzetto gremito da ottomila persone. Laura Pausini, mentre stava portando avanti la scaletta del suo “Io Canto World Tour 2026/2027” – l’undicesima maratona live della sua carriera – è stata costretta a premere il freno a mano. L’esibizione dal vivo, che per natura richiede uno sforzo polmonare notevole, si è scontrata con un ostacolo invisibile ma concretissimo: l’aria rarefatta di Quito, situata a oltre 2.800 metri sul livello del mare. Invece di ritirarsi dietro le quinte, la cantante romagnola ha scelto di rimanere in scena, chiedendo chiaramente ai tecnici: “Ho bisogno dell’ossigeno”.
L’emergenza fisiologica e la gestione ironica dell’imprevisto
La richiesta di una bombola d’ossigeno è arrivata chiara nel momento in cui l’artista ha avvertito un calo fisico improvviso, una difficoltà respiratoria dovuta alla quota che non ha però scatenato attimi di panico. Anzi. Una volta indossata la maschera, quella che poteva diventare una scena angosciante per i fan presenti al General Rumiñahui si è trasformata in un momento quasi surreale, condito dalla sua verve tipica. Con un filo di voce ovattato dal silicone, la Pausini si è rivolta al pubblico con una frase che ha spezzato la tensione: “Si può parlare con questa maschera, o è meglio di no?”. Una battuta che ha immediatamente scatenato l’applauso e il sorriso delle migliaia di spettatori, i quali avevano assistito preoccupati al piccolo “fuori programma”.
Il motivo scientifico: l’aria che manca in altura
A differenza di un comune malessere, quello accusato dalla cantante non è riconducibile a patologie specifiche, bensì alla pura fisica dell’ambiente circostante. A Quito, la pressione atmosferica è significativamente piú bassa rispetto al livello del mare; per chi è abituato a esibirsi in contesti “normali”, la quantità minore di ossigeno nell’aria rappresenta una sfida metabolica notevole. Per un artista che è abituato a esibirsi senza soluzione di continuità, muovendosi tra acuti e coreografie per oltre due ore, il cervello e i muscoli hanno subito segnalato la necessità di una pausa tecnica. La cantante non è nuova a queste situazioni – episodi simili si erano già verificati ad altre latitudini particolarmente elevate – e la sua esperienza le ha suggerito di non forzare la voce, chiedendo l’assistenza dello staff direttamente sotto i riflettori.
Un tour mondiale che sfida i limiti geografici
La cantante, a proposito, ha ripreso l’esibizione dopo pochi minuti di ossigenoterapia, dimostrando quanto la logistica di un tour mondiale debba spesso fare i conti con la geografia. L’Ecuador, se da un lato offre un pubblico caldissimo, dall’altro impone queste condizioni proibitive a chiunque non sia acclimatato. La scelta di non interrompere completamente lo show e di restare in scena, accettando di indossare un dispositivo medico di fronte a migliaia di fan, ha trasformato un potenziale contrattempo in una dimostrazione di trasparenza artistica. Il tour, che toccherà nei prossimi mesi anche altre città dell’America Latina, richiede una gestione della resistenza fisica calibrata al millimetro, e Quito resterà negli archivi come la tappa dove l’ossigeno è diventato parte della scaletta.




