Influenza aviaria, l’inchiesta svela gli abbattimenti violenti e il costo per i contribuenti
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Redazione Salute
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L’emergenza che sta mettendo in ginocchio il comparto avicolo nel Nord Italia, segnata da focolai che impongono l’abbattimento di milioni di capi, è al centro di una nuova indagine che solleva interrogativi sulle modalità di gestione e sui finanziamenti pubblici. Il programma “Report”, in onda su Raitre, ha svelato in esclusiva un video, raccolto dal team di Food for Profit, che mostra come in un allevamento veneto colpito dal virus si sia proceduto all’uccisione delle anatre a bastonate, una pratica che appare in netto contrasto con le norme sul benessere animale durante le operazioni di eradicazione. Queste immagini, che documentano una scena di violenza istituzionalizzata, arrivano mentre lo stesso settore riceve ingenti risorse statali per far fronte all’epidemia, facendo sorgere una domanda pressante: perché i fondi dei contribuenti devono sostenere, anche indirettamente, metodi così crudeli?
Il caso dell’allevamento modello e le falle nella biosicurezza
Le criticità, del resto, non si limitano alla fase dell’abbattimento. La stessa inchiesta, concentrandosi su uno dei più grandi impianti intensivi per galline ovaiole in provincia di Verona, gestito dalla ditta Monaldi, e su quello definito “modello” di Simone Menesello, presidente degli avicoltori di Confagricoltura, ha portato alla luce situazioni di degrado che favoriscono la diffusione del patogeno. Le riprese mostrano, in entrambe le realtà, carcasse abbandonate tra i vivi, alcune in avanzato stato di decomposizione, la presenza di roditori e una generale condizione di scarsa igiene, con il pavimento coperto da una melma dove gli animali sono costretti a vivere. Sono proprio queste le condizioni, denunciano gli investigatori, che minano qualsiasi principio di biosicurezza, creando un ambiente ideale per l’ingresso e la circolazione del virus dell’influenza aviaria, per il quale non esiste terapia se non lo sterminio dell’intero gruppo.
Il precedente della peste suina e un sistema sotto accusa
Il parallelo con la gestione di altre emergenze zootecniche, come quella recente della peste suina africana, è inevitabile. Anche in quel caso, infatti, ingenti somme pubbliche sono state destinate agli allevatori per gli abbattimenti e per le perdite di mercato, innescando un dibattito sulla sostenibilità di un modello produttivo che, quando collassa, scarica sulla collettività i costi economici e, come dimostrano le nuove rivelazioni, anche quelli etici. Il sistema degli indennizzi, concepito come ammortizzatore per un settore strategico, finisce così per non incentivare, e a volte nemmeno richiedere, quegli investimenti in sicurezza e benessere animale che potrebbero costituire la prima barriera contro le epidemie.
Le domande aperte di Food for Profit
L’organizzazione Food for Profit, da tempo impegnata in investigazioni sotto copertura nella filiera alimentare, pone quindi una questione di fondo che travalica i singoli casi di malasanità animale. L’inchiesta, che sarà trasmessa per intero, punta a ricostruire il flusso di denaro pubblico che sostiene un comparto in crisi, senza che vi sia una trasparenza sulle pratiche effettivamente adottate. La violenza negli abbattimenti, unita alle condizioni igieniche critiche in allevamenti di grandi dimensioni, delinea un quadro in cui l’emergenza sanitaria non è solo una tragica fatalità, ma il sintomo di disfunzioni più profonde. La risposta delle istituzioni sanitarie e dei controlli ufficiali a quanto documentato sarà un banco di prova per valutare la reale volontà di intervenire su un sistema che mostra crepe sempre più evidenti.




