Djokovic e quel dolore al braccio: "Spero migliori", intanto a Indian Wells è record
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Redazione Sport
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Il deserto californiano, si sa, non è mai stato terreno particolarmente fertile per Novak Djokovic negli ultimi anni, eppure il campione serbo continua a trovare il modo di impantanarsi e, quando serve, di riemergere dal fango. È successo anche nel suo match di terzo turno al BNP Paribas Open contro Aleksandar Kovacevic, un avversario che conosce bene, con cui condivide origini e lingua e che, per due set e mezzo, lo ha messo seriamente in difficoltà. Il 6-4, 1-6, 6-4 finale, più che il risultato di una superiorità tecnica, racconta la storia di una partita sporca, decisa dai dettagli e da un sussulto finale del serbo, abile a pungere proprio quando l'americano, numero 72 del mondo, ha accusato un calo di tensione nel decimo game del set decisivo, concedendo il match point con un rovescio gratuito.
Oltre alla prestazione altalenante, a tenere banco è la condizione fisica del 38enne di Belgrado, che al termine dell'incontro ha sollevato piú di un interrogativo. Djokovic ha infatti rivelato di convivere con un fastidio all'avambraccio destro, un problema che lo accompagna ormai da un paio di settimane e che, a suo dire, si manifesta in maniera piuttosto peculiare. "Piú servo, meglio mi sento", ha spiegato a caldo, "ma il dolore tende a ripresentarsi quando il braccio si raffredda, nei primi due colpi del game successivo". Un campanello d'allarme che, seppur non sembri preoccupante al punto da metterne in dubbio la prosecuzione del torneo, aggiunge un elemento di incertezza in vista del proseguo della campagna californiana, trasformando ogni partita in un test sia tecnico che fisico.
Al di là del problema al braccio, che Djokovic stesso ha definito come una speranza di miglioramento giorno dopo giorno, la vittoria contro Kovacevic gli ha comunque permesso di iscrivere il suo nome in una nicchia statistica di tutto rispetto. Per il serbo, questo successo rappresenta l'accesso al suo 113esimo ottavo di finale in un torneo Masters 1000, un primato assoluto, e la 420esima vittoria in questa categoria di tornei, un altro record che certifica una longevità e una costanza ai massimi livelli fuori dal comune. E pensare che per vederlo agli ottavi a Indian Wells, dove vanta cinque titoli in bacheca (a pari merito con Roger Federer), non si andava dal lontano 2017, un digiuno che lui stesso ha definito frustrante.
E proprio sul suo approccio al gioco e alla capacità di adattamento Djokovic si è soffermato a lungo, snocciolando una riflessione che fotografa la sua idea di intelligenza tennistica. "Quando hai molti colpi nel tuo arsenale, ti senti piú a tuo agio nel trovare soluzioni", ha dichiarato in conferenza stampa, sottolineando come non basti un piano A o un piano B. "Devi avere un piano C, D, E, F... devi adattarti a ogni giocatore, a ogni superficie, a ogni condizione". Una dichiarazione che, nella sua complessità, spiega anche le difficoltà incontrate contro Kovacevic, capace di variare il gioco e di metterlo in difficoltà con un rovescio a una mano che il serbo non ha esitato a definire "rarissimo e talentuoso".




