Tangenti in Sogei, il caso Paolino Iorio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'inchiesta sulle tangenti in Sogei, che ha portato all'arresto del direttore generale Paolino Iorio, ha rivelato un sistema di corruzione radicato e ben organizzato. Iorio, arrestato in flagrante con una somma di 15 mila euro, è accusato di aver intascato tangenti per favorire determinate società in gare e appalti. Le tangenti, chiamate "pacchi" nel gergo degli indagati, venivano versate in più tranche e considerate una sorta di assicurazione sulla vita.
Le intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza hanno svelato come Iorio, in contatto costante con l'imprenditore Massimo Rossi, si informasse sui tempi di consegna del denaro. Rossi, titolare di Italware srl, Itd Solution Spa e Olidata Spa, è rimasto in silenzio di fronte ai pm, ma le prove raccolte sembrano confermare il suo ruolo di intermediario nel sistema corruttivo.
I centomila euro versati a Iorio dai primi mesi del 2023 erano destinati a garantire favori e vantaggi nelle gare d'appalto. L'inchiesta ha messo in luce un modus operandi simile a quello dei narcos, con mazzette elettrosaldate nascoste nelle tasche delle giacche. Iorio, interrogato dai finanzieri, ha negato ogni accusa, sostenendo di non sapere nulla del denaro trovato in suo possesso.
La vicenda ha scosso l'opinione pubblica, evidenziando ancora una volta come la corruzione sia un problema endemico nel sistema degli appalti pubblici italiani.




