Atalanta-Juventus, il trofeo Bortolotti rilancia le ambizioni bianconere ma la Dea deve ancora crescere
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mentre si attende che lo stadio di Bergamo assuma ufficialmente il nome di New Balance Arena, l’impianto – dedicato per una sera agli ultras Achille e Cesare Bortolotti – ha fatto da cornice alla ventiseiesima edizione del trofeo intitolato alla memoria dei due fratelli. Una sfida che, al di là del valore simbolico, ha rappresentato l’ultimo test per Atalanta e Juventus prima dell’esordio in Serie A. E se i bianconeri hanno lasciato segnali incoraggianti, confermando una forma crescente dopo il 2-1 rifilato al Borussia Dortmund, i nerazzurri hanno mostrato qualche incertezza, pur non mancando di idee.
Quella disputata sabato sera è stata una partita equilibrata, almeno fino al momento in cui la maggiore concretezza della Juventus ha fatto la differenza. Igor Tudor, alla guida di un tridente offensivo che ha incluso Yıldız e il neoacquisto Jonathan David – autore del gol decisivo –, ha trovato risposte positive da una squadra che sembra aver metabolizzato i suoi principi. Dall’altra parte, Ivan Juric, alla prima uscita ufficiale davanti al pubblico di casa, ha dovuto fare i conti con qualche lacuna, soprattutto in fase di finalizzazione.
Nonostante il risultato negativo, l’Atalanta ha dimostrato di possedere buone intuizioni, specie nel gioco costruito, ma la mancanza di un attaccante di peso – problema già emerso nelle settimane precedenti – rischia di diventare un limite concreto. La dirigenza, consapevole della necessità di rinforzi, dovrà muoversi in fretta: il campionato, che per la Dea inizierà contro la Fiorentina, non concede margini di errore.
Sul fronte Juventus, invece, c’è ottimismo. Oltre alla prestazione di David, che ha finalmente rotto il ghiaccio, è emersa la solidità difensiva del giovane Hien, mentre Yıldız continua a essere un punto fermo nell’impostazione offensiva. Le parole di Massimiliano Allegri, presente in tribuna, sul fatto che “i numeri del modulo contano poco, l’importante è la fase difensiva collettiva”, sembrano trovare riscontro in una squadra che, pur con alcune imperfezioni, ha mostrato compattezza.




