Unicoop Firenze, la crescita che sfugge alla sola inflazione

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un modo piuttosto semplice per liquidare la questione della crescita di Unicoop Firenze nel triennio segnato dall’inflazione: dire che è tutta colpa dei prezzi. Ma i numeri, quando li si guarda con attenzione, raccontano una storia meno comoda. La cooperativa toscana ha sì beneficiato dell’onda lunga del caro-prezzi, come praticamente ogni insegna della grande distribuzione, ma il confronto con le altre cooperative del sistema Coop restituisce differenze che non si spiegano soltanto con la dinamica dei listini.

E allora vale la pena di mettere da parte le spiegazioni facili e di entrare nel merito di quello che è successo davvero sugli scaffali.

La rete come variabile nascosta

Uno degli aspetti che più complicano il confronto tra le diverse cooperative è la struttura della rete di vendita. Non tutte hanno lo stesso peso di ipermercati, supermercati e libero servizio e, anche all’interno dello stesso format, le metrature dei punti vendita possono variare in modo sensibile. Unicoop Firenze, per esempio, gestisce una rete di 99 punti vendita che comprende 6 ipermercati, 41 supermercati, 40 piccoli supermercati e 12 negozi tradizionali.

Questa composizione, con una presenza molto marcata di superfici di vendita di dimensioni contenute, non è neutra quando si parla di produttività per metro quadro. Confrontare soltanto la resa media senza tenere conto del mix di format rischia di attribuire a una cooperativa una distanza che dipende, almeno in parte, da scelte strutturali che precedono il periodo inflattivo.

Il peso dei ricavi nel triennio

I dati di bilancio offrono un altro punto di osservazione. Il valore della produzione di Unicoop Firenze è passato da poco più di 2,51 miliardi di euro nel 2021 a oltre 3,22 miliardi nel 2024. Si tratta di una progressione che, in valori assoluti, supera i 700 milioni di euro in tre anni. Una parte di questa crescita è certamente riconducibile all’inflazione, che ha gonfiato il valore nominale degli scontrini senza necessariamente aumentare i volumi fisici venduti.

Ma la domanda che il dossier pone, e che i dati aiutano a precisare, è un’altra: questa crescita è distribuita in modo uniforme tra le cooperative o esistono differenze che l’inflazione da sola non riesce a spiegare?

La rete costante come strumento di lettura

Per rispondere a questa domanda, l’analisi introduce una distinzione che permette di leggere il dato con maggiore profondità. Da una parte c’è la rete corrente, che comprende tutti i negozi presenti in ciascun anno, compresi quelli aperti o chiusi durante il periodo considerato. Dall’altra c’è la rete costante, composta soltanto dai punti vendita rimasti nella stessa cooperativa per tutto il triennio.

La differenza tra i due indicatori misura, in sostanza, quanto della variazione di produttività dipenda da ciò che è cambiato nella composizione della rete e quanto, invece, sia attribuibile a un effettivo miglioramento o peggioramento delle performance dei negozi che c’erano già. È una distinzione tecnica, ma ha conseguenze piuttosto concrete su come si interpretano i numeri.

Oltre la fotografia statica

Guardare Coop attraverso i numeri di un solo anno restituisce già differenze molto ampie tra una cooperativa e l’altra. Ma è quando alla fotografia si aggiunge il tempo, e quindi il trend, che quelle differenze cominciano a raccontare qualcosa di più. L’evoluzione della produttività, letta alla luce delle trasformazioni della rete, permette di distinguere tra chi è cresciuto soprattutto per effetto di nuove aperture o chiusure strategiche e chi, invece, ha saputo far rendere meglio i metri quadri che già aveva.

Unicoop Firenze, con la sua rete frammentata e diffusa, si trova in una posizione particolare in questo confronto: la sua crescita non può essere ridotta a una semplice questione di format o di ubicazione, perché la varietà dei suoi punti vendita rende ogni generalizzazione piuttosto fragile.

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