Suora aggredita a Gerusalemme, l’arresto del 36enne e le immagini choc che indignano la Francia
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Redazione Esteri
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C’è una sequenza, ripresa da una telecamera di sorveglianza, che sta facendo il giro del mondo senza bisogno di commenti: una religiosa francese di 48 anni, identificabile dal suo abito bianco, cammina da sola nel centro storico di Gerusalemme quando un uomo – che la raggiunge da dietro – la colpisce con uno spintone così violento da spedirla a terra. L’aggressione, avvenuta nell’area del Monte Sion, non si ferma lì: il quarantenne (un cittadino israeliano di 36 anni, ora in stato di fermo) prosegue riversando calci sulla donna inerme, mentre un primo passante osserva l’intera scena senza intervenire. Quel gesto di indifferenza, registrato dalle stesse immagini, ha trasformato un episodio già brutale in un simbolo, per molti, di una deriva più ampia.
La vittima, come si è appreso nei giorni successivi, è una ricercatrice presso la Scuola Biblica e Archeologica di Gerusalemme; il domenicano padre Olivier Poquillon, che dirige l’istituto, ha spiegato che la suora ne è uscita con una forte contusione alla testa – nessuna conseguenza fisica troppo grave, a onor del vero – ma «fortemente traumatizzata». L’episodio è avvenuto nel pomeriggio di martedì scorso, nei pressi del Cenacolo, mancavano circa quindici minuti alle sei. La polizia israeliana ha diffuso le riprese, scatenando così un’ondata di reazioni che dalle strade di Gerusalemme è arrivata dritta ai tavoli dei ministeri europei.
La reazione di Parigi e la richiesta di una “punizione esemplare”
Dal Quai d’Orsay, il ministro degli Esteri francese Barrot ha chiesto senza mezzi termini una «punizione esemplare» per l’aggressore, sottolineando – con una formula destinata a fare discutere – la necessità di «porre fine agli atti anticristiani che si stanno moltiplicando in Terra Santa». La dichiarazione, rilasciata mentre il 36enne restava in custodia, ha trasformato un fatto di cronaca nera in una questione diplomatica. Non si tratta, va detto, di un isolato episodio di violenza stradale: la scelta di Parigi di alzare il tono riflette la preoccupazione per la sicurezza dei propri cittadini all’estero, tanto più quando questi indossano abiti religiosi riconoscibili. La religiosa francese, del resto, non era una turista qualsiasi: lavorava e pregava in una delle città più sorvegliate e, insieme, più instabili del Mediterraneo orientale.
Lo sdegno globale e i contorni giudiziari dell’indagine
Le immagini, una volta diffuse, hanno alimentato un vortice di indignazione che ha travalicato i confini israeliani. La stampa internazionale ha parlato di «brutale aggressione», mentre le autorità locali – senza ancora rendere noto il movente – hanno confermato di aver avviato un’inchiesta. L’arresto del 36enne, avvenuto nelle ore successive ai fatti, è stato reso possibile proprio grazie alla visione dei filmati di sorveglianza; la polizia non ha escluso, nelle ricostruzioni informali, che l’uomo possa aver agito da solo. Della vittima si sa ancora poco: è religiosa francese, 48 anni, e per il momento non ha voluto rilasciare dichiarazioni pubbliche, salvo quelle filtrate attraverso il superiore domenicano. La sua assenza dai riflettori, comprensibile dopo un trauma simile, lascia spazio solo ai rilievi degli investigatori e alle parole dei diplomatici.
L’indifferenza del passante e il peso delle immagini
Uno degli aspetti più inquietanti del video, forse più dei calci stessi, è il comportamento del primo passante che attraversa l’inquadratura mentre la suora è ancora a terra. L’uomo guarda, rallenta appena, poi prosegue senza offrire alcun aiuto. Nessun gesto, nessuna chiamata ai soccorsi. La telecamera – strumento muto e meccanico – ha così restituito una doppia verità: la violenza fisica dell’aggressore e la violenza altrettanto glaciale dell’indifferenza. La polizia israeliana, nel diffondere le immagini, ha probabilmente voluto anche sollecitare testimonianze; finora, però, non sono emersi altri fermati o denunce collegate. Il 36enne rimane in custodia, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria, mentre Parigi continua a premere perché la pena abbia un valore esemplare. In Terra Santa, intanto, le manifestazioni d’odio verso i cristiani – come le ha definite il ministro francese – tornano al centro di un dibattito che le immagini di martedì scorso hanno reso, ahimè, più concreto di qualsiasi rapporto diplomatico.




