De Magistris a giudizio per il crac Ctp, la Corte dei conti contesta un danno da 23 milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura regionale della Corte dei conti della Campania ha formalizzato la citazione in giudizio di Luigi de Magistris, ex sindaco della Città metropolitana di Napoli, in relazione al fallimento della Ctp (Compagnia Trasporti Provinciali). L’atto, reso noto nel corso di una conferenza stampa, coinvolge complessivamente otto persone tra le quali figurano, oltre all’ex primo cittadino, anche il direttore generale, il segretario generale e il collegio dei revisori dei conti in carica all’epoca dei fatti contestati. Al centro della disputa giudiziaria vi è l’operazione di ricapitalizzazione intrapresa nel 2019, una manovra che secondo i magistrati contabili si sarebbe rivelata non solo inutile ma anche dannosa, non avendo scongiurato il successivo tracollo dell’azienda avvenuto nell’aprile del 2022.

Il procuratore regionale Giacinto Dammicco, illustrando le conclusioni delle indagini, ha descritto la società ormai ridotta a un "carrozzone", un’entità che continuava a prosciugare risorse pubbliche senza garantire il servizio essenziale per cui era stata istituita. L’analisi della gestione, suffragata da una relazione che copre oltre vent’anni di attività, evidenzia un declino inesorabile: una produzione chilometrica in picchiata del settanta per cento rispetto ai picchi del 2010, una flotta lasciata in uno stato di progressivo degrado manutentivo e una storia aziendale costellata da bilanci in perdita. Per l’accusa, il destino della Ctp era segnato ben prima dell’ultimo, disperato tentativo di salvataggio, rendendo quelle immissioni di capitale – pari a 23 milioni di euro secondo il calcolo del danno erariale – del tutto ingiustificabili.

La ricostruzione della procura contabile e i ruoli dirigenziali

Dal canto suo, l’ex magistrato e sindaco de Magistris respinge le accuse rivendicando la “correttezza assoluta formale e sostanziale” del proprio operato; in una lunga nota difensiva, egli ha sostenuto di aver agito esclusivamente per il bene comune, appellandosi a un dovere costituzionale di tutela di un servizio pubblico e delle centinaia di famiglie dei dipendenti. “Ho agito per Ctp con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari”, ha dichiarato, chiedendosi retoricamente che altra strada avrebbe potuto intraprendere se non quella di cercare di scongiurare la chiusura. L’ex sindaco ha inoltre sottolineato come il mancato completamento dell’opera di salvataggio sia da imputare alla fine del suo mandato, lanciando una stoccata a chi, dopo di lui, avrebbe preferito la via della privatizzazione.

Le difese dell’ex pm e il quadro dei procedimenti

I pm contabili, nell’opposta ricostruzione, hanno chiarito che il danno contestato non riguarda l’intera storia dell’azienda ma si concentra sugli interventi del 2019, periodo in cui – a loro avviso – non esisteva più alcuna possibilità realistica di recupero. L’esame dei documenti, infatti, avrebbe rivelato che le continue iniezioni di denaro servivano ormai soltanto a rinviare un default inevitabile, gonfiando un debito che alla fine è ricaduto sulle casse dell’ente. La prima udienza è già stata fissata per il 10 novembre del 2026, e il processo vedrà quindi il confronto tra queste due opposte visioni della gestione della cosa pubblica: da un lato il rischio di impresa giustificato dalla salvaguardia occupazionale, dall’altro l’accusa di aver sperperato milioni di euro in una buca senza fondo.

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