Tour de France Femmes, scoppia il caso dei reggiseni "imbottiti": un uomo li controlla prima della partenza, è polemica
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Redazione Sport
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Terminato il Tour de France maschile con l'ennesima dimostrazione di forza di Tadej Pogačar, sulle strade francesi è il momento delle donne. Ma in questi giorni, accanto alle battaglie in salita e alle classifiche, c'è un'altra discussione che sta animando il gruppo. Non riguarda una fuga, una tattica di squadra o una bici sospetta. Stavolta al centro delle polemiche ci sono addirittura i reggiseni. Può sembrare un dettaglio quasi surreale, eppure nel ciclismo professionistico nessuno lo considera tale.
Alcune squadre hanno infatti segnalato all'organizzazione il possibile utilizzo di particolari imbottiture nella zona del torace, i cosiddetti "chest fairing", che secondo chi li contesta potrebbero offrire un piccolo vantaggio aerodinamico durante la corsa. Pochi centimetri di materiale, in teoria, sarebbero sufficienti a modificare il modo in cui l'aria scorre attorno al corpo di un'atleta. E quando si corre contro il cronometro, anche una manciata di secondi può pesare come un'eternità.
Il regolamento UCI e la ricerca del vantaggio aerodinamico
Nel ciclismo moderno tutto viene misurato, calcolato e studiato. È anche per questo che l'Unione Ciclistica Internazionale, con gli articoli 1.3.032 e 1.3.033 del proprio regolamento, vieta esplicitamente l'uso di abbigliamento che possa modificare artificialmente la morfologia del corpo per ottenere benefici aerodinamici.
La norma è chiara: l'abbigliamento deve svolgere esclusivamente la sua funzione di vestire l'atleta, e non può contenere schiume, imbottiture, nastro adesivo o inserti plastici applicati sul torace con l'obiettivo di creare una silhouette più favorevole all'aria.
A dare ulteriore forza ai sospetti che hanno portato ai controlli è uno studio realizzato dal professor Bert Blocken, esperto di aerodinamica: le sue simulazioni mostrano che, nella tipica posizione raccolta adottata durante una cronometro, modificare leggermente la forma del torace può cambiare il flusso dell'aria e ridurre la resistenza. Il risultato sarebbe una diminuzione del drag del 3,6%, sufficiente, secondo i calcoli del ricercatore, a guadagnare fino a 16 secondi in una prova di 21 chilometri.
Numeri che, in una disciplina dove spesso un podio si decide per pochi decimi, spiegano perché il tema venga preso così sul serio.
La procedura dei controlli: due tende e un giudice uomo
Alla vigilia della cronometro individuale valida come quarta tappa del Tour de France Femmes 2026, i commissari di gara avevano annunciato l'intenzione di effettuare controlli mirati sull'equipaggiamento delle atlete. Nella zona di partenza di Gevrey-Chambertin sono state allestite due tende. La prima, completamente aperta e visibile, era presidiata da un giudice uomo, che effettuava un controllo preliminare chiedendo ad alcune atlete di aprire la maglia per verificare l'eventuale presenza di imbottiture nel reggiseno.
Solo qualora fossero emersi dubbi, le cicliste sarebbero state accompagnate in una seconda tenda chiusa, dove una giudice donna avrebbe effettuato un'ispezione più approfondita dell'indumento intimo. Se l'obiettivo di garantire il rispetto del regolamento è condivisibile, molti osservatori ritengono che procedure tanto delicate debbano essere organizzate con particolare attenzione alla riservatezza e alla sensibilità delle atlete, evitando situazioni che possano generare imbarazzo o alimentare inutili polemiche.
Durante la diretta televisiva di Sporza, l'ex professionista e commentatrice Ine Beyen ha espresso chiaramente il proprio disagio, dichiarando: "Da donna lo troverei piuttosto intimidatorio. Soprattutto perché l'ambiente circostante non è protetto".
Le reazioni delle atlete e del sindacato
Anche tra le protagoniste della corsa non manca lo scetticismo sull'utilità di queste verifiche. La campionessa del mondo Lotte Kopecky ha ridimensionato la questione dopo aver concluso la propria prova contro il tempo: "Credo che si tratti soprattutto di un gran clamore. La questione è stata ingigantita. Se una donna preferisce indossare un reggiseno push-up durante una cronometro, penso che dovrebbe essere consentito".
Ancora più netta la posizione della belga Shari Bossuyt, che ha definito le ispezioni "assurde", domandandosi da dove arrivino i sospetti che hanno portato l'UCI a introdurre questo tipo di controlli. Anche la sezione femminile dell'Associazione dei Corridori Professionisti (CPA) ha espresso perplessità, chiedendo chiarimenti sul protocollo adottato in una mail inviata all'UCI prima della tappa. La CPA ha lamentato di non aver ricevuto risposte e di essere stata informata dei controlli solo poche ore prima della partenza.
Nel comunicato diffuso dall'associazione si sottolinea inoltre come sarebbero servite informazioni più chiare prima dell'introduzione dei nuovi controlli, e si chiede come vengano tutelate la dignità, la privacy e l'integrità personale dei corridori durante l'intero processo. Fortunatamente nessuna atleta è stata sottoposta alla seconda verifica nella tenda chiusa, segno che i controlli preliminari non hanno evidenziato irregolarità.
La zona grigia del regolamento
La vicenda riapre il dibattito su un tema sempre più centrale nel ciclismo moderno: fino a che punto è giusto spingersi nella ricerca di eventuali vantaggi aerodinamici? L'UCI, da tempo impegnata a contrastare qualsiasi modifica artificiale della posizione o della forma del corpo che possa alterare le prestazioni, ritiene che anche questi controlli facciano parte della normale attività di verifica tecnica. Dall'altra parte, però, resta aperta la questione delle modalità con cui tali ispezioni vengono eseguite.
A sintetizzare la difficoltà di applicare la norma è Koen de Kort, responsabile tecnico e dell'innovazione della Lidl-Trek, che ha dichiarato: "Il problema è come faremo a controllarlo? Questo è il nodo principale. Si può anche dire che non è consentito, ma come si stabilisce di quanta imbottitura ha bisogno una donna?".
La sua osservazione evidenzia una zona grigia del regolamento, che per quanto chiaro sulla carta, si scontra con la difficoltà pratica di definire cosa sia un'alterazione artificiale della morfologia e cosa invece rientri nella normale fisiologia o nelle scelte personali di abbigliamento. Il fatto che nessuna irregolarità sia stata riscontrata e che nessuna ciclista sia stata sanzionata aggiunge ulteriori interrogativi sulla reale necessità e proporzionalità dei controlli effettuati.
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