Copertino, l'omicidio di Stefano Tomeo e i tre arresti: l'agguato maturato in un con

Copertino, l'omicidio di Stefano Tomeo e i tre arresti: l'agguato maturato in un con
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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di quasi tre mesi dall'omicidio di Stefano Tomeo, i Carabinieri del Comando provinciale di Lecce hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di omicidio e tentato omicidio in concorso.

L'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta con il supporto della Compagnia di Gallipoli, dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del Nucleo Cinofili, ha fatto luce su un agguato maturato in un contesto di criminalità organizzata, le cui modalità esecutive sono state aggravate dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Oltre ai tre arresti, nell'ambito della stessa inchiesta sono scattate tre denunce a piede libero, una delle quali nei confronti dell'uomo che era con la vittima quella sera, accusato di tentata estorsione.

La dinamica dell'agguato a Copertino

Il fatto di sangue risale all'11 aprile 2026, quando Stefano Tomeo, 42enne di Copertino, perse la vita davanti al circolo ricreativo "The Club", in via Nino Bixio. La vittima era giunta sul posto a bordo di un'autovettura condotta da un amico 56enne; sceso dal veicolo, dopo pochi passi è stato raggiunto al petto da un unico colpo d'arma da fuoco che si è rivelato fatale.

Nei secondi immediatamente successivi, l'aggressore ha esploso altri due colpi contro l'auto nel tentativo di colpire il conducente, che è invece riuscito a sottrarsi all'azione di fuoco; i proiettili hanno attraversato il parabrezza e colpito la carrozzeria senza raggiungere il bersaglio. L'intera sequenza si è consumata in pochi istanti, sotto lo sguardo di numerosi testimoni, in un contesto che gli inquirenti hanno definito caratterizzato da omertà e reticenza.

Il movente dell'omicidio e il bersaglio sbagliato

Secondo la ricostruzione investigativa, il reale obiettivo dell'agguato non era Stefano Tomeo, bensì il 56enne che lo accompagnava. Quest'ultimo, denunciato per tentata estorsione, aveva in precedenza concesso in locazione un'abitazione a un infermiere 53enne di Copertino e, anche dopo la cessazione del rapporto, avrebbe continuato a pretendere il pagamento di presunte somme relative a bollette insolute, ricorrendo a reiterate minacce di morte per ottenere quanto riteneva dovuto.

Esasperato e convinto di non poter trovare altra soluzione, l'infermiere avrebbe deciso di non rivolgersi alle Forze dell'Ordine, ma di chiedere aiuto a un uomo ritenuto storico esponente della Sacra Corona Unita nel territorio, confidando nella sua capacità di porre fine alle pressioni. È stata questa la scintilla che ha dato origine al piano criminoso.

La pianificazione e l'esecuzione del delitto in un contesto mafioso

Le indagini hanno permesso di ricostruire le fasi preparatorie dell'agguato. La mattina dell'11 aprile, il presunto mandante 61enne, insieme a un complice 49enne – descritto come figura di raccordo tra i partecipanti –, ha organizzato un incontro con il 56enne davanti al circolo "The Club". Circa venti minuti prima dell'omicidio, i tre si sono riuniti nei pressi del locale per definire gli ultimi dettagli; al termine, l'infermiere ha contattato telefonicamente il 56enne invitandolo sul posto.

Il 61enne si è recato a casa per recuperare l'arma da fuoco e si è appostato in via Nino Bixio, lungo il percorso di arrivo dell'auto. L'esecutore materiale dell'omicidio è stato individuato proprio in quest'ultimo, un 61enne già condannato all'ergastolo in passato e che al momento dei fatti si trovava in regime di detenzione domiciliare.

Le modalità dell'azione – compiuta a volto scoperto, in un luogo pubblico e con assoluta freddezza – evidenziano, secondo gli investigatori, i tratti tipici di una esecuzione maturata in un contesto di criminalità mafiosa, dove il killer confidava nell'omertà dei presenti per non essere riconosciuto.

Gli sviluppi giudiziari: tre arresti e tre denunce

Oltre ai tre arresti per omicidio e tentato omicidio, l'inchiesta ha portato alla denuncia in stato di libertà del 56enne sopravvissuto all'agguato, accusato di tentata estorsione all'origine della vicenda, e di altre due persone per favoreggiamento personale. Tra questi, il gestore del circolo "The Club", che avrebbe reso dichiarazioni reticenti e non veritiere pur avendo assistito alla riunione tra gli indagati poco prima del delitto, e un giovane 29enne del posto, anch'egli accusato di aver ostacolato le indagini.

L'operazione dei Carabinieri, che ha richiesto un meticoloso lavoro di intercettazioni, analisi dei tabulati e acquisizione di immagini dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, ha consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto grave e concordante, ricostruendo integralmente la genesi e l'esecuzione di un delitto che ha scosso la comunità locale.

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