Roland Garros 2026, la rinascita di Berrettini e la solidità di Cobolli: due azzurri ai quarti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Parigi, nel cuore pulsante del Roland Garros, la terra rossa ha restituito un Matteo Berrettini che sembrava smarrito tra i meandri della classifica e i fantasmi degli infortuni.

Il tennista romano, numero 105 del mondo all’inizio della quindicina parigina, ha compiuto un’impresa che va ben oltre il semplice risultato sportivo, imponendosi sull’argentino Juan Manuel Cerundolo – il "giustiziere" di Jannik Sinner al secondo turno – con il punteggio di 6-3, 7-6(2), 7-6(6) in due ore e trentadue minuti di gioco. ilmessaggero +3

Al termine del match, visibilmente commosso e liberatorio, Berrettini ha trovato le parole per descrivere un legame che nessun ko fisico era riuscito a spezzare: "Il tennis è l’amore della mia vita", una frase che, sganciata dal contesto retorico, suona come la constatazione cruda di chi ha dovuto rinegoziare il proprio contratto con la disciplina per sopravvivere ai momenti più bui. oasport +3

Il fattore Enqvist e la resilienza del "Martello"

Se è vero che la classifica ATP racconta una storia di numeri, la rinascita di Berrettini – lui che una finale a Wimbledon e la top ten le ha conosciute da vicino – si spiega meglio guardando al suo angolo, dove siede il nuovo coach Thomas Enqvist.

L’ex numero 4 del mondo, entrato nel team per restituire fiducia e solidità mentale più che per limare la tecnica, sembra aver operato una vera e propria ricostruzione identitaria. unionesarda +3

Contro Cerundolo – che aveva in corpo le quasi sei ore di battaglia con Landaluce e il peso specifico di aver eliminato il numero 1 del mondo – Berrettini ha mostrato una tenuta nervosa esemplare.

Ha annullato tre set point nel tiebreak decisivo e, nel momento più caldo della contesa, si è girato verso la panchina urlando la sua fede calcistica e mimando un gesto di chi possiede "due attributi così", a sottolineare come il suo motore principale sia oggi alimentato dal carattere più che dalla condizione fisica. ilmessaggero +3

La vendetta azzurra e il cammino di Cobolli

L’eliminazione prematura di Jannik Sinner aveva rischiato di gettare un’ombra sulla spedizione italiana. E invece, il tennis tricolore ha reagito con la forza di chi è abituato a vincere anche senza il proprio leader, come già dimostrato nella conquista della Coppa Davis del 2025.

Berrettini e Flavio Cobolli, protagonisti assoluti di quella cavalcata trionfale in cui sconfissero rispettivamente Carreño Busta e Munar in finale, hanno ripreso esattamente da lì: dal senso di appartenenza e dalla capacità di esaltarsi nei momenti di difficoltà. oasport +3

Se Berrettini ha spazzato via il cruccio della sconfitta di Sinner con una prestazione quasi perfetta, Cobolli ha confermato la sua straordinaria maturità. Il fiorentino, reduce da un percorso netto negli ottavi, ha dovuto sudare ma ha trovato la forza di superare un ostacolo insidioso, portando a due (con la possibilità di un terzo se Arnaldi dovesse passare) il numero di azzurri agli ottavi di finale. ilsole24ore +3

Dai numeri al gesto: la rinascita di un ex numero 6

Statisticamente, l’impresa di Berrettini ha il sapore della leggenda minore. Il romano è diventato il tennista con il ranking più basso (105°) a raggiungere i quarti di finale a Parigi dal lontano 2007, quando toccò a Igor Andreev. Un dato che fotografa la profondità del baratro dal quale è riemerso, lui che non arrivava così avanti in uno Slam dall’US Open del 2022. Ma i numeri, a volte, non raccontano tutto. supertennis +3

L’essenza di questa rinascita è racchiusa nel grido "Siamo qua!" urlato al pubblico, nella gestualità teatrale e nella dichiarazione post-partita: "Mi sento alla grande, sono felice". Senza la pesante eredità di dover sostituire Sinner – ruolo che non gli compete e che non si è mai assunto – Berrettini ha ritrovato la leggerezza del colpo e la cattiveria agonistica. supertennis +3

Ai quarti lo attende ora il vincente del derby tra il connazionale Matteo Arnaldi e l’americano Tiafoe, un’opportunità concreta per continuare a riscrivere un capitolo della sua carriera che sembrava ormai destinato agli archivi. supertennis +3

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