Sfere spaziali su una spiaggia australiana, l'ipotesi dei detriti di un razzo
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Redazione Esteri
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Non sono alieni, né tanto meno creature marine dalle forme bizzarre. Quelle che i media locali hanno ribattezzato "palle spaziali", e che hanno tenuto con il fiato sospeso gli abitanti del Queensland settentrionale, sono state rimosse e sono al centro delle attenzioni degli esperti dell'Agenzia spaziale australiana. I tecnici, indossando tute antiradiazione per prevenire qualsiasi rischio di contaminazione, hanno provveduto a mettere in sicurezza l'area e a rimuovere i sei oggetti sferici rinvenuti lungo il litorale di Forrest Beach, nei pressi di Townsville, nelle prime giornate di luglio.
L’analisi dell’Agenzia spaziale australiana
L'Agenzia spaziale australiana ha diramato un comunicato ufficiale per fare chiarezza sulla vicenda, spiegando che le caratteristiche e la posizione dei manufatti corrispondono a quanto ci si aspetterebbe da detriti di origine extraterrestre, ma non nel senso fantascientifico del termine. Secondo gli esperti, si tratterebbe con ogni probabilità di frammenti appartenenti a un veicolo di lancio spaziale, verosimilmente di provenienza straniera, che è recentemente rientrato nell'atmosfera terrestre dopo aver concluso la sua missione in orbita.
La combustione parziale durante la fase di rientro e l'impatto con le correnti atmosferiche potrebbero aver modellato la struttura dei detriti fino a conferire loro quella forma sferica tanto insolita, alimentando le prime, comprensibili, speculazioni.
Le operazioni di bonifica e il cordone di sicurezza
La polizia del Queensland ha istituito immediatamente una zona di esclusione con un raggio di 50 metri attorno a ciascuno dei ritrovamenti, al fine di scongiurare qualsiasi possibile pericolo per i bagnanti e per i curiosi che, inevitabilmente, si erano radunati per osservare da vicino lo strano fenomeno. Le operazioni di rimozione, condotte con la massima cautela dal personale specializzato, hanno richiesto l'impiego di tute protettive per schermare eventuali radiazioni o residui di propellenti tossici che potrebbero ancora essere presenti sulla superficie dei rottami.
Dopo aver bonificato l'arenile e aver messo in sicurezza i materiali, le sfere sono state trasportate in una struttura protetta per essere sottoposte ad analisi più approfondite, che possano determinare con esattezza il loro paese d'origine e la tipologia di vettore da cui si sono distaccate.
Un fenomeno sempre più frequente
Sebbene l'Australia sia famosa per la sua straordinaria biodiversità e le sue bellezze naturali, il ritrovamento di oggetti artificiali sulle sue coste, in questo caso di chiara matrice tecnologica, non è più un evento del tutto eccezionale. L'aumento del traffico orbitale e il numero crescente di missioni spaziali comportano un incremento dei detriti che, al termine del loro ciclo vitale, rientrano nell'atmosfera e possono arrivare a toccare il suolo o, come in questa circostanza, le acque costiere del Pacifico.
L'Agenzia spaziale australiana ha ricordato che la collaborazione con le altre agenzie internazionali è fondamentale per tracciare le orbite dei rottami più grandi e prevedere le finestre di rientro, ma a volte piccoli frammenti come questi sfuggono ai controlli e finiscono per fare notizia, diventando un monito sulla necessità di gestire in modo sempre più sostenibile lo spazio che circonda il nostro pianeta.




