La Roma affonda a San Siro, tra i Friedkin che pianificano una rifondazione e una piazza che non perdona più nessuno

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La metafora cinematografica, cara ai Friedkin produttori, suggerirebbe un finale “telegraphed”, un epilogo scritto prima ancora che il sipario si chiudesse. La loro Roma, in effetti, sembra imprigionata in una sceneggiatura già vista: un girone di rilievo seguito da una débâcle annunciata, o viceversa, come accadde nella passata stagione con una partenza disastrosa e una successiva rincorsa da manuale sotto la guida di Ranieri. Ieri, però, a San Siro non c’è stata alcuna redenzione. L’undicesima sconfitta in campionato, un pesantissimo 5-2 inflitto dall’Inter, ha squarciato il velo di una normalità che non regge più, mettendo a nudo i limiti tecnici e l’assenza di una vera identità di una squadra che vaga senza anima.

Lesione per Mancini, out tre settimane in piena emergenza

A complicare ulteriormente il quadro, già fosco, ci si mette anche la tegola infortuni. Gianluca Mancini, difensore centrale e simbolo della retroguardia, ha riportato una lesione all’adduttore della coscia destra che lo costringerà a uno stop di circa tre settimane. Un’assenza pesantissima, che priva Gasperini di un punto di riferimento in un momento in cui la difesa mostra fragilità imbarazzanti. Il dato, se vogliamo, è impietoso: se nel girone d’andata i gol subiti erano stati 12, in quello di ritorno – mancando ancora sette partite – il conto è già salito a 16, a testimonianza di un’involuzione preoccupante che nessuno, finora, è riuscito ad arrestare.

La pazienza è finita: contestazione totale e “no ai rinnovi”

La piazza, si sa, ha un limite. E dopo la cinquina incassata a San Siro, la pazienza dei tifosi romanisti è letteralmente esplosa. Non si salva più nessuno. Se fino a qualche settimana fa l’indiziato numero uno era la società, colpevole di una programmazione a dir poco opinabile, ora sotto accusa è finito anche Gian Piero Gasperini. Paragoni scomodi, quelli che circolano sui social: “Mourinho e De Rossi sono stati esonerati per molto meno”, scrivono alcuni, arrivando a etichettare l’attuale gioco come “la brutta copia di Zeman”. La furia, scattata già nel secondo tempo della partita con l’Inter, si prepara a invadere l’Olimpico per la gara contro il Pisa, con striscioni e fischi annunciati. Il malcontento si cristallizza in hashtag come ‘#NoAiRinnovi’, che prendono di mira i cosiddetti “senatori” – Cristante, Pellegrini, Celik – ritenuti ormai al capolinea della loro esperienza in giallorosso.

I Friedkin cambiano rotta: estate di rivoluzione a Trigoria

Oltre l’oceano, negli uffici di Houston, la proprietà ha tratto le sue conclusioni. La sconfitta con l’Inter non è solo un ko tecnico, ma il campanello d’allarme che ha fatto scattare la consapevolezza: non si tratta di ritoccare, ma di ricostruire. L’idea di una stagione di transizione, che inizialmente poteva sembrare una scusa, è diventata una diagnosi spietata. I Friedkin, stanchi di navigare in acque mediocri, preparano un’estate di fuoco. Non si parla più di semplici aggiustaggi, ma di una vera e propria “rifondazione” che potrebbe portare a modificare il nucleo storico della squadra, mettendo in discussione anche quei pilastri che fino a ieri sembravano intoccabili. Il verdetto è chiaro: così non basta. E mentre qualcuno scarica le colpe sull’allenatore, come il giornalista Riccardo Gentile che invita a guardare invece ai piani alti, i piani alti si apprestano a rivoluzionare tutto, a partire dalla prossima sessione di calciomercato, con l’obiettivo di restituire competitività a una squadra che ha smarrito persino la sua identità.

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