Pedopornografia, una rete nazionale smantellata dalla polizia postale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un uomo di Aprilia, titolare di un’azienda, è finito ai domiciliari dopo che nella sua abitazione, perquisita il 13 febbraio scorso, sono stati rinvenuti centinaia di file pedopornografici. Il materiale, conservato nel suo cellulare, includeva foto e video che ritraevano vittime di ogni età, ottenuti attraverso chat create appositamente per lo scambio di contenuti illegali. L’indagine, partita da Catania e coordinata dalla Polizia Postale, ha coinvolto 56 città italiane, portando all’arresto di 34 persone e all’esecuzione di 115 perquisizioni. Tra i fermati, oltre all’apriliano, figura anche un 60enne di Pordenone, disoccupato e celibe, nel cui telefono sono stati trovati ben 2.200 video pedopornografici, conservati nella memoria SD del dispositivo sequestrato a metà febbraio.

L’operazione, battezzata "Hello", ha visto la collaborazione del Centro operativo per la Sicurezza cibernetica della Polizia Postale di Catania e del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo). Le indagini, partite da tracce digitali raccolte in Sicilia, si sono estese a macchia d’olio, toccando regioni come la Campania, dove un trentenne residente in un piccolo centro della provincia di Caserta è stato arrestato per detenzione e ricerca di materiale pedopornografico. L’uomo, come altri coinvolti, utilizzava piattaforme di messaggistica istantanea, alcune delle quali ormai fuori dal mercato, per scambiare file illegali.

Anche l’entroterra urbinate è stato interessato dalle perquisizioni, condotte dalla Polizia Postale di Ancona, sebbene al momento non siano stati effettuati arresti nella zona. L’attività investigativa si è concentrata principalmente sulla ricerca di materiale illegale, con l’obiettivo di smantellare una rete criminale dedita allo sfruttamento sessuale di minori. Le operazioni hanno portato alla luce un sistema organizzato, basato su chat e piattaforme digitali, che permetteva agli aderenti di condividere contenuti pedopornografici in modo relativamente sicuro, almeno fino all’intervento delle forze dell’ordine.

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