Scontri a Udine dopo il corteo pro-Palestina, undici feriti tra le forze dell'ordine
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Redazione Sport
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Mentre la partita di calcio tra Italia e Israele, valida per le qualificazioni ai Mondiali, si disputava all'interno dello stadio, un'altra e ben più pericolosa contesa prendeva forma nelle piazze di Udine, dove una minoranza di manifestanti, stimabile in qualche centinaio di individui, ha dato vita a una guerriglia urbana che ha lasciato sul terreno, oltre alle chiazze di sangue e alle pietre divelte dalla segnaletica, un bilancio di undici feriti tra poliziotti e carabinieri, ai quali si aggiungono due giornalisti rimasti coinvolti nella mischia.
La guerriglia dopo la manifestazione
La serata, che aveva avuto inizio con un corteo pacifico di dimensioni consistenti – si parla di un numero di partecipanti compreso tra le novemila e le quindicimila unità – si è trasformata in un episodio di violenza pura quando un nucleo di esagitati, che pure rappresentava una piccola parte dei dimostranti, ha deciso di sfidare le forze dell'ordine. Quell'“intifada”, fino a quel momento evocata solo come una parola scritta sui cartelli, si è materializzata in una rivolta caratterizzata dal lancio di oggetti, tra i quali sassi e barre di ferro, che hanno causato danni e lesioni, portando all'immediato fermo di quindici persone e all'arresto di due di esse, con la successiva emissione di tredici provvedimenti di foglio di via; una metà di coloro che sono stati fermati, per dare un'idea della provenienza, risulta essere originaria del Veneto.
Le reazioni per i giornalisti feriti
Tra i feriti, come accennato, figurano anche due professionisti dell'informazione: Elisa Dossi, inviata trentina di Rainews, e Davide Albini Bevilacqua, video reporter di Local Team. La Dossi, colpita alla gamba da un sasso scagliato dalla fazione violenta dei manifestanti, ha avuto bisogno di cure ospedaliere, un episodio che ha immediatamente suscitato un'ondata di solidarietà. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Fugatti, le ha espresso vicinanza, sottolineando con urgenza la necessità di “abbassare i toni” e affermando che “la libertà di espressione non può trasformarsi in violenza e aggressione”. Allo stesso modo, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha pubblicato una nota ufficiale per esprimere la propria solidarietà ai due colleghi, rimarcando i rischi che il mestiere talvolta comporta.
La protesta e le accuse di sproporzione
Dal canto suo, il comitato pro-Palestina, organizzatore della manifestazione iniziale, ha definito “spropositata” la risposta delle forze dell'ordine all'escalation di violenza, sebbene i fatti narrino di una guerriglia scatenata da una parte dei partecipanti. Le indagini, che proseguono per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e individuare le responsabilità personali, si concentrano ora sull'analisi dei filmati e sulle testimonianze raccolte, mentre la città tenta di ritrovare la sua normale quotidianità, con le strade ripulite ma con la memoria ancora vivida di una notte di tensioni.




