Enrico Matera, l’operaio di 29 anni morto dopo una caduta di sei metri dal tetto di un capannone a Modugno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel cuore della zona industriale di Modugno, in provincia di Bari, l’ennesima tragedia sul lavoro ha strappato alla vita Enrico Matera, un giovane di 29 anni originario di Andria. L’incidente, avvenuto questa mattina in via delle Mammole, ha avuto una dinamica tanto fulminea quanto drammatica: l’uomo stava operando sul terrazzo di un capannone industriale quando, secondo una prima ricostruzione, sarebbe precipitato nel vuoto da un’altezza di circa sei metri. A tradirlo, molto probabilmente, la superficie su cui si trovava, rivelatasi non portante; nello specifico, gli accertamenti preliminari suggeriscono che il peso del trentenne abbia fatto cedere un lucernario, trasformandosi in una trappola mortale.

I soccorsi e le verifiche tecniche

Nonostante la tempestività dell’allarme e l’arrivo dei soccorsi, per Enrico Matera non c’è stato nulla da fare. L’impatto con il suolo, avvenuto dopo una caduta di diversi metri, gli è stato fatale, lasciando ai sanitari solo l’amara constatazione del decesso. Sul luogo della tragedia, oltre agli agenti delle forze dell’ordine chiamati a svolgere i primi rilievi, sono intervenuti gli ispettori dello Spesal dell’Area Metropolitana della Asl di Bari. Questi tecnici, operando come organo di accertamento per conto dell’autorità giudiziaria, hanno il compito di mettere a fuoco i dettagli più tecnici dell’accaduto: dalla verifica delle condizioni strutturali del capannone – e in particolare di quel lucernario che avrebbe ceduto – alla ricostruzione esatta dei passi compiuti dalla vittima nei momenti precedenti la caduta.

La dinamica dell’incidente sul lavoro

Le prime informazioni raccolte sulla scena delineano un quadro che purtroppo ricorda altre analoghe vicende di cronaca nera legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Enrico stava effettuando dei lavori sul terrazzo di copertura quando, nell’attraversare una zona segnalata come potenzialmente pericolosa, avrebbe perso l’equilibrio, facendo leva su un punto fragile. La superficie non portante, forse resa ancora più insidiosa dalle condizioni atmosferiche o dall’usura, non ha retto il suo peso. È la stessa dinamica che gli investigatori stanno ora vagliando con attenzione, cercando di stabilire se esistessero adeguati sistemi di protezione collettiva o individuali, come parapetti, reti o imbraghi, che avrebbero potuto scongiurare il volo di sei metri.

Le indagini e il protocollo di sicurezza

L’intervento degli ispettori dello Spesal, che si sono messi subito al lavoro per acquisire ogni elemento utile, rappresenta il passaggio cruciale per l’inchiesta aperta dalla magistratura. L’obiettivo degli accertamenti è duplice: da un lato, definire con certezza la sequenza degli eventi, stabilendo se la vittima fosse consapevole del rischio legato a quella specifica porzione di tetto; dall’altro, verificare la corretta applicazione delle normative sulla sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione alla gestione del cantiere e alla formazione ricevuta dall’operaio. La zona industriale di Modugno, teatro di questa ennesima perdita umana, diventa così il centro di un’indagine che si preannuncia meticolosa, nella speranza di restituire alla famiglia di Enrico Matera – un giovane di Andria con tutta una vita davanti – una verità chiara su quanto accaduto questa mattina in via delle Mammole.

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