Lupi solitari pro-palestinesi, l’Italia in allerta: rafforzata la sicurezza di obiettivi ebraici
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Redazione Interno
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Dopo il duplice omicidio dei due funzionari dell’ambasciata israeliana a Washington, l’Italia ha immediatamente innalzato il livello di protezione attorno a sinagoghe, monumenti commemorativi della Shoah e sedi diplomatiche, seguendo una tendenza già osservata in altri Paesi europei. Il Ghetto di Roma, tra i luoghi più simbolici, è oggi presidiato con un dispiegamento di forze senza precedenti, mentre i servizi di intelligence lavorano per prevenire possibili attacchi.
Il problema, come sottolineano gli esperti, è che contrastare attentati di matrice islamica – o ispirati da frange estremiste – resta una sfida complessa, come dimostrano gli episodi degli ultimi anni in Francia, Germania e Spagna. «Prevedere l’azione di un lupo solitario è quasi impossibile», ammette una fonte interna ai servizi, «specie quando l’odio antisemita si alimenta di una retorica che spesso confonde antisionismo e discriminazione razziale».
Proprio questa sovrapposizione è tornata al centro del dibattito dopo le dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, che ha accusato alcuni Stati europei, tra cui la Francia, di aver contribuito all’aumento dell’antisemitismo. «Non è la risposta di Israele a Gaza il vero motore dell’odio», ha affermato, «ma l’ambiguità di chi, in Occidente, legittima narrazioni pericolose».
Intanto, i volti delle vittime dell’attentato di Washington emergono dalle testimonianze di chi li conosceva. Jakub Klepek, amico di Yaron Lishinsky, uno dei due uccisi, lo ricorda come un uomo pieno di progetti: «Stava lavorando agli Accordi di Abramo, era felice, innamorato. Averlo perso è come aver perso un fratello».




