Stellantis, Urso: a Mirafiori serve un terzo modello. "Inversione di tendenza dopo il 2025"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per garantire un futuro produttivo allo storico stabilimento torinese di Mirafiori, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che sarà "probabilmente necessario un terzo modello". La dichiarazione, arrivata durante il question time alla Camera di mercoledì 15 luglio in risposta a un'interrogazione sulla continuità produttiva del sito Stellantis, segna un allineamento tra le posizioni del Governo e quelle da tempo sostenute dai sindacati.

Secondo Urso, l'aggiunta della Fiat 500 ibrida alla 500 elettrica potrebbe non bastare a garantire un adeguato livello di attività per l'impianto, rendendo indispensabile l'assegnazione di un nuovo progetto industriale.

L'inversione di tendenza e il nuovo corso di Stellantis

Nel suo intervento, il ministro ha tracciato un bilancio positivo dei primi mesi del 2026, parlando di una "inversione di tendenza" per il gruppo automobilistico dopo quello che ha definito l'"annus horribilis" del 2025. Urso ha attribuito il merito di questa svolta alla rimozione dell'ex amministratore delegato Carlos Tavares, accusato di aver puntato esclusivamente sull'elettrico, e al conseguente cambio radicale del piano industriale con modelli più rispondenti alle esigenze del mercato.

"Nel 2026, in questi sei mesi, la produzione è infatti in crescita con una media superiore al 15%", ha affermato Urso, sottolineando come l'azienda si sia mossa prima di altre case automobilistiche europee, ancora "in mezzo al guado".

Confermati investimenti e impegni per l'Italia

Durante il tavolo automotive convocato al ministero il 14 luglio, Stellantis ha confermato impegni significativi per il paese, a partire da investimenti pari a 5 miliardi di euro destinati a ricerca, sviluppo, nuove piattaforme e modelli. Il ministro ha inoltre ribadito il mantenimento della produzione in tutti gli stabilimenti italiani, una differenza sostanziale rispetto a quanto accade in Europa dove, ha citato, la società di consulenza 'Boston Consulting' prevede la chiusura di venticinque stabilimenti.

Parallelamente, sono stati confermati contratti annuali per un valore di 7 miliardi di euro destinati alla filiera della componentistica italiana, un settore al centro dell'attenzione del Governo. A livello governativo, è stato annunciato un piano da oltre un miliardo di euro tra mini contratti di sviluppo e accordi per l'innovazione per accompagnare la trasformazione tecnologica della filiera nazionale.

Le reazioni dei sindacati e le prospettive per Mirafiori

Nonostante le dichiarazioni del ministro, le reazioni del mondo sindacale, in particolare dalla Fiom-CGIL di Torino, sono state critiche. Il responsabile automotive Gianni Mannori ha ricordato che il sindacato sostiene da oltre un anno che la sola 500 Hybrid non sia sufficiente per il futuro di Mirafiori e ha rimproverato al ministro di non aver chiesto direttamente all'azienda, durante il tavolo del 14 luglio, l'assegnazione di un nuovo modello con tempi certi e produzione al via nel 2027, come la futura Due Cavalli.

Le parole di Urso giungono mentre lo stabilimento di Mirafiori continua a registrare periodi di fermo produttivo.

L'arrivo della Fiat 500 Hybrid nel novembre 2025 e l'avvio del secondo turno produttivo a marzo 2026, accompagnato da circa 400 nuove assunzioni, rappresentano sì un passo avanti, ma la necessità di un terzo modello emerge come condizione essenziale per un rilancio duraturo del polo torinese, che, secondo il ministro, dovrà essere supportato da una linea comune europea basata su "neutralità tecnologica" per rilanciare la competitività del settore.

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