Fuga e morte a Senigallia, l’uomo bloccato dopo un inseguimento di 70 chilometri
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Redazione Interno
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Un uomo di 35 anni, di origine ucraina, è deceduto a seguito di un arresto cardiaco mentre veniva trasportato in ambulanza verso l’ospedale di Senigallia, dopo essere stato fermato dai carabinieri al termine di un rocambolesco inseguimento lungo la costa adriatica.
La vicenda, che ha tenuto in scacco per ore le forze dell’ordine, si è consumata nella mattinata del 3 agosto 2026, quando l’auto del fuggitivo, una Bmw bianca con targa ucraina, è stata inizialmente segnalata per una guida pericolosa nel pesarese, per poi trasformarsi in una corsa contro il tempo che ha attraversato diverse province.
La Procura della Repubblica di Ancona, guidata dal magistrato di turno, ha aperto un’inchiesta e ha già disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo, al fine di chiarire le dinamiche precise del decesso e l’eventuale nesso causale con le operazioni di polizia che ne hanno caratterizzato il fermo.
La lunga scia di panico da Rimini a Senigallia
L’intera vicenda, stando a una prima ricostruzione degli eventi, affonda le sue radici nelle prime ore del mattino, quando una pattuglia dei carabinieri, nei pressi della località di Cesano, ha notato un’auto sfrecciare a velocità decisamente sostenuta. L’allarme, tuttavia, era già scattato nella zona di Rimini, dove il 35enne, che si trovava in vacanza, avrebbe avuto una lite particolarmente accesa con la compagna e la suocera, un litigio che probabilmente ha fatto scattare qualcosa nella testa dell’uomo.
Da quel momento, la Bmw è diventata un’arma su quattro ruote: la sua condotta di guida, caratterizzata da continue invasioni di corsia e da veri e propri speronamenti ai danni di veicoli in transito, ha generato una scia di panico che si è estesa per oltre 70 chilometri, fino a raggiungere le porte di Senigallia. I militari, allertati dalla centrale operativa, hanno tentato invano di intercettare il fuggitivo, il quale sembrava non volersi fermare, seminando il caos sulla carreggiata e mettendo a repentaglio l’incolumità di altri automobilisti.
Lo speronamento e il fermo con il taser
L’epilogo della fuga è giunto in via Raffaello Sanzio, a Senigallia, dove i carabinieri, riusciti a intercettare il veicolo, hanno allestito un posto di blocco per arginare la corsa del 35enne. Arrivato a forte velocità, l’uomo non ha mostrato alcuna intenzione di rallentare, speronando deliberatamente l’auto dei militari in un impatto che ha danneggiato pesantemente la gazzella, prima di abbandonare la Bmw e proseguire la sua fuga a piedi.
I carabinieri, scesi immediatamente all’inseguimento, sono riusciti a raggiungere il fuggitivo dopo una breve colluttazione, durante la quale l’uomo ha opposto una resistenza violenta, tentando di divincolarsi e ferendo uno dei militari. Per bloccarlo e metterlo in sicurezza, vista l’evidente pericolosità della situazione, gli agenti hanno fatto ricorso al taser, lo strumento a impulsi elettrici, riuscendo così a immobilizzare il 35enne e a porre fine alla sua folle fuga.
Il decesso e le indagini della Procura
Subito dopo il fermo, l’uomo è stato caricato a bordo di un’ambulanza per essere trasportato d’urgenza al vicino ospedale di Senigallia, dove avrebbe dovuto ricevere le cure del caso. Tuttavia, durante il tragitto verso la struttura sanitaria, il suo cuore ha cessato improvvisamente di battere, e nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale del 118, per il 35enne non c’è stato nulla da fare. Un evento, questo, che ha gettato nello sconcerto i militari presenti e gli operatori sanitari, i quali hanno immediatamente informato il magistrato di turno.
Il sostituto procuratore, dopo essere stato messo al corrente della dinamica degli eventi, ha disposto il sequestro del corpo e l’esecuzione di un esame autoptico, incaricando un consulente medico per far luce sulle reali cause dell’arresto cardiaco.
Gli inquirenti stanno ora esaminando ogni aspetto della vicenda, compresi i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e gli eventuali tracciati del sistema satellitare dell’auto, per ricostruire con esattezza ogni singolo momento dell’inseguimento e verificare se le modalità del fermo, incluso l’utilizzo del dispositivo a scarica elettrica, possano aver in qualche modo influito sulle condizioni di salute dell’uomo.
Intanto, le indagini proseguono senza sosta per accertare eventuali responsabilità e per fornire una risposta chiara ai familiari della vittima, che sono stati informati del tragico epilogo della vicenda. Il 35enne, al termine di una carriera criminale improvvisa e violentissima che ha attraversato l’intera Riviera romagnola fino alle Marche, lascia dietro di sé una scia di veicoli danneggiati e un interrogativo sul confine tra l’uso della forza per il contenimento di un pericolo pubblico e la salvaguardia della vita umana.
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