Un paese in cattiva salute, l’impatto della guerra sulla sanità russa
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Redazione Esteri
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La guerra non fa bene alla salute; e in Russia, specialmente negli ultimi due anni, meno che mai, se è vero che il bilancio tra risorse e bisogni di un paese lo si misura anche dalla capacità di curare i propri cittadini.
Qualche cifra di contesto, per permettere un confronto di massima: il Pil russo e quello italiano, stando ai dati del 2025, sono sostanzialmente sovrapponibili, attestandosi entrambi intorno ai 2.350 miliardi di euro.
Eppure, questa ricchezza – che nel caso italiano serve poco più di 59 milioni di abitanti – deve essere distribuita tra quasi 144 milioni di russi. editorialedomani +3
Considerando le competenze federali, regionali e locali, Mosca spende approssimativamente per le cure dei suoi cittadini, stando alle stime più alte, circa 86 miliardi di euro. Una cifra, quest’ultima, che appare strutturalmente inadeguata per coprire le esigenze di una popolazione più che doppia rispetto a quella italiana, un divario che la guerra in corso rischia di trasformare in una voragine. lastampa +3
Spesa pubblica sotto pressione e un sistema che arranca
Se a quattro anni dall’inizio del conflitto – e dalle relative sanzioni imposte dall’Occidente – l’economia del paese si è dimostrata tutto sommato resiliente, lo stesso non si può dire del welfare.
L’aumento della spesa militare, che è cresciuta in maniera esponenziale assorbendo una fetta sempre più ampia del bilancio federale, ha inevitabilmente sottratto risorse alla sanità. corriere +3
Da tempo gli esperti segnalano come i programmi statali di modernizzazione delle strutture siano al palo, mentre parallelamente molte regioni sono state costrette a tagliare i fondi destinati alla medicina territoriale.
Ne consegue un sistema che, pur vantando eccellenze nelle grandi città come Mosca o San Pietroburgo, arranca drammaticamente nelle aree rurali e in quelle più lontane dal centro del potere, dove la carenza di personale e di attrezzature è ormai cronica.
La guerra, insomma, non logora solo il fronte, ma logora anche le retrovie, e lo fa in modo silenzioso ma inesorabile. corriere +3
Il “Davos russo” come vetrina (opaca) della tenuta economica
Mentre il sistema sanitario mostra i primi segni di cedimento strutturale, il Cremlino tenta di proiettare un’immagine di normalità e attrattività. San Pietroburgo si prepara proprio in questi giorni a ospitare il Forum Economico Internazionale, giunto alla quinta edizione dall’inizio della guerra in Ucraina e ribattezzato dalla stampa occidentale come il “Davos russo”. editorialedomani +3
L’evento, promosso personalmente dal presidente Vladimir Putin, punta a mostrare al mondo la tenuta dell’economia russa nonostante l’isolamento; sono attesi partecipanti da oltre cento paesi, sebbene la provenienza geografica si concentri prevalentemente su Asia, Africa e Medio Oriente.
Al centro del dibattito, ovviamente, ci sono investimenti, tecnologia e nuove partnership, una narrazione però che stride con i dati congiunturali. lastampa +3
Secondo le ultime rilevazioni del Fondo Monetario Internazionale, la crescita del Pil russo per il 2025 è stata rivista al ribasso allo 0,6%, un dato che, se da un lato evita la recessione tecnica, dall’altro certifica un raffreddamento quasi totale del motore produttivo. corriere +3
L’oro nero e l’incognita delle riserve energetiche
Gran parte di questa sofferenza economica, che inevitabilmente si ripercuote sulla qualità della vita e sull’efficienza dei servizi pubblici come quello sanitario, è legata al nodo delle risorse energetiche.
Il bilancio russo dipende in larga misura dai proventi del petrolio e del gas, e sebbene il conflitto in Iran abbia fatto impennare il prezzo del greggio, l’Unione europea sta valutando un congelamento temporaneo del tetto massimo al prezzo del petrolio russo proprio a causa delle attuali tensioni in Medio Oriente. corriere +3
Questa misura – che limiterebbe di fatto i profitti extra che Mosca sta intascando – arriva in un momento delicato, perché la guerra in Ucraina continua a prosciugare le casse dello stato. Il Financial Times ha recentemente sottolineato come sia improbabile che gli introiti supplementari legati al caro-energia possano bastare a coprire la voragine finanziaria. corriere +3
Inoltre, il rublo resta debole e tra la popolazione crescono le preoccupazioni per i tagli previsti alla spesa sociale; non si escludono, anzi, eventuali aumenti di tasse per tentare di pareggiare i conti, un’ipotesi che getterebbe ulteriormente nell’ombra il futuro della sanità pubblica russa. ilmessaggero +3




