Nasri, il fisco francese conta 212 ordini Deliveroo e lo sfida sulla residenza a Dubai

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La faccenda, per quanto paradossale, poggia su un dettaglio quasi grottesco: una fame insaziabile di poke bowl, hamburger e sushi, magari accompagnati da patatine fumanti, ha finito per tradire Samir Nasri, l’ex trequartista dal piede vellutato che incantò l’Arsenal e il Manchester City. Il ragazzo di Marsiglia, oggi trentottenne, si trova ad affrontare una tempesta fiscale in Francia dopo che l’amministrazione ha passato al setaccio le sue abitudini alimentari. Nel mirino dei funzionanti parigini non sono finite plusvalenze o conti correnti off shore, ma ben 212 ordini effettuati nel 2022 sull’app di consegna a domicilio Deliveroo, tutti destinati a un indirizzo nella capitale francese. Per la precisione, un appartamento di sua proprietà dove, stando ai documenti ufficiali, lui non dovrebbe vivere affatto. Nasri, che oggi lavora come commentatore televisivo, risulta infatti residente fiscale a Dubai, una delle mete preferite da chi cerca un regime tributario più leggero. Peccato che, a giudicare dai flussi di cibo pronto arrivati sotto casa sua, qualcuno a Parigi ci mangiasse regolarmente.

Un campione del Premier tradito dalla propria dispensa virtuale

Sul tavolo dei revisori francesi, lo si apprende da fonti giudiziarie, è finita una rettifica da 5,51 milioni di euro. Una cifra che l’ex calciatore, vincitore di due campionati inglesi sotto la guida di tecnici come Roberto Mancini e Manuel Pellegrini, dovrebbe ora giustificare. Il ragionamento del fisco è lineare, quasi brutale: se tu, Nasri, dichiari di abitare stabilmente negli Emirati, dove il costo della vita è alto e la cucina locale pure, perché il tuo conto Deliveroo segna oltre duecento consegne in un solo anno a Parigi? Nessuno, ragionano gli inquirenti, fa consegnare cibo a domicilio per duecento volte in un anno in una casa vuota. La tesi dell’accertamento, insomma, sostiene che l’ex fantasista abbia di fatto continuato a vivere in Francia, o quantomeno a usufruire regolarmente di un’abitazione sul suolo nazionale, pur dichiarandosi cittadino del Golfo Persico. E questo, per il codice tributario transalpino, rappresenta una violazione sostanziale. Nasri non ha mai nascosto il suo trasferimento a Dubai dopo il ritiro, una scelta comune a tanti colleghi che approfittano dell’assenza di tassazione sul reddito. Ma i rider di Deliveroo, con i loro zaino termici, hanno disegnato una mappa molto diversa della sua vita quotidiana.

L’indagine che parte da un’app e finisce in una procura

Gli investigatori dell’amministrazione francese, va detto, non hanno bisogno di intercettazioni telefoniche o pedinamenti. Gli basta chiedere i dati a Deliveroo, cosa che hanno regolarmente fatto. E i numeri parlano da soli: 212 ordini, ripetuti con una certa regolarità, tutti indirizzati a un immobile nel cuore di Parigi. Nessuno di questi è stato reindirizzato o annullato. Nessuno, soprattutto, è stato contestato dai vicini o dal portinaio. Per il fisco, questa è una prova sufficiente per dimostrare che il signor Nasri, o qualcuno per lui, occupava stabilmente quell’appartamento. La residenza fiscale, ricorda la legge francese, non si determina solo con una dichiarazione ma anche con il centro degli interessi materiali, personali e familiari. E ordinare cibo per due terzi dell’anno, si legge negli atti, è un bell’indizio del fatto che gli interessi materiali fossero ancora a Parigi. Nasri, che in carriera ha giocato anche per Marsiglia e Arsenal, rischia ora una multa milionaria, oltre al recupero delle imposte non versate. L’ex nazionale franco-algerino, dal canto suo, non ha ancora commentato la vicenda. Ma i suoi legali, come spesso accade in questi casi, stanno probabilmente cercando un accordo o quantomeno una riconciliazione delle partite IVA con lo Stato che lo vide crescere.

Deliveroo come specchio delle contraddizioni fiscali post-carriera

La vicenda di Nasri, al di là dell’aneddoto quasi comico, tocca un nervo scoperto del fisco francese: la lotta ai residenti fittizi. Da anni Parigi cerca di scovare chi, pur vivendo di fatto sul territorio nazionale, dichiara di abitare in paradisi fiscali per non pagare le tasse. I controlli incrociati, che un tempo si basavano su consumi elettrici o abbonamenti telefonici, oggi si avvalgono di nuovi strumenti. Le piattaforme di delivery, i servizi in abbonamento, persino le consegne di Amazon finiscono nel mirino. Nel caso specifico, la mole degli ordini – più di quattro a settimana – ha reso insostenibile la tesi della residenza emiratina. Perché se vivi a Dubai, dove la ristorazione è varia e i servizi a domicilio efficienti, è difficile giustificare una tale fedeltà ai ristoranti parigini. Nasri, che pure aveva tentato di tenere un profilo basso dopo aver appeso le scarpe al chiodo, si trova così esposto a un procedimento che potrebbe costargli caro. Il fisco francese, dal canto suo, ha già dimostrato in passato di non temere nemmeno le star più celebri, dai calciatori ai cantanti. E in questo caso, la prova del pudding – o meglio, della poke bowl – sta nei 212 ordini. Un numero che, per l’ex centrocampista, rischia di diventare molto più indigesto dell’ultimo hamburger consegnato sotto casa.

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