Perché Trump rappresenta un dilemma per Meloni e Le Pen

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’assenza del capo di stato maggiore della difesa italiana, il generale Luciano Portolano, all’incontro di Londra del 20 marzo scorso – dove gli alleati dell’Ucraina discutevano una possibile forza di pace – non è passata inosservata. La sua delegazione a ufficiali di rango inferiore ha sollevato interrogativi, soprattutto perché quell’incontro era parte della risposta europea al progressivo disimpegno americano sotto una possibile amministrazione Trump. Un segnale che, sebbene non esplicito, riflette le incertezze di alcuni governi, tra cui quello italiano, nel definire una linea chiara tra lealtà atlantica e autonomia strategica.

Elly Schlein, segretaria del Pd, ha rincarato la dose criticando duramente la posizione di Giorgia Meloni: "Per non riuscire nemmeno a dire a Trump che sbaglia, Meloni relega l’Italia ai margini in Europa". Secondo Schlein, la premier cadrebbe in una falsa dicotomia, sostenendo che l’unica alternativa all’asservimento agli Usa sarebbe l’uscita dalla Nato. Una visione che, a suo dire, limita qualsiasi spazio di manovra diplomatica. Anche Matteo Renzi, intervenuto su Sky TG24, ha bollato la strategia di Meloni come pura "comunicazione", ironizzando sul ruolo di "majorette degli Usa" che la premier rischierebbe di ricoprire.

Ma è a Washington che si gioca la partita più delicata. Il tentativo – finora infruttuoso – di organizzare un incontro tra Meloni e Trump alla Casa Bianca ha acceso dibattiti persino nella maggioranza. Se inizialmente l’equidistanza tra Europa e tycoon sembrava una linea condivisa, le recenti dichiarazioni di Trump sugli alleati europei definiti "parassiti" hanno insinuato dubbi. C’è chi si chiede se valga la pena trasformare un viaggio istituzionale in una semplice "photo opportunity", senza garanzie di risultati concreti.

Intanto, Marine Le Pen affronta un dilemma simile in Francia. Sebbene il Rassemblement National cerchi di smussare i toni più radicali per accreditarsi come forza di governo, l’ipotetico riavvicinamento di Trump all’Europa rischia di riportare in primo piano le simpatie filo-russe del partito. Un paradosso per chi, come Le Pen, punta a presentarsi come alternativa credibile al macronismo senza rinunciare del tutto ai legami con Mosca

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