Porsche Mission S, la supersportiva a motore centrale che affianca la 911

Porsche Mission S, la supersportiva a motore centrale che affianca la 911
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Porsche ha scelto un molo di Queens, a New York, per svelare la Mission S. Non è un luogo qualunque: nel 1953, sulle stesse assi con lo skyline di Manhattan sullo sfondo, venne fotografata la 550 Spyder, la prima supersportiva a motore centrale del marchio di Zuffenhausen. Settantatré anni dopo, la Casa tedesca torna su quel molo per annunciare qualcosa che va oltre la singola concept car.

Non una hypercar usa e getta, ma un nuovo gradino della gamma

La Mission S anticipa una piattaforma per supersportive a motore centrale destinata a posizionarsi sopra la 911. La differenza rispetto al passato è sostanziale: Porsche ha spiegato che non si tratterà di un modello unico in serie limitata, come accaduto in passato con la Carrera GT o la 918 Spyder, bensì di un'offerta permanente e versatile nella parte alta della gamma.

Michael Leiters, presidente del consiglio di amministrazione di Porsche AG, ha dichiarato che la Mission S «rappresenta una piattaforma a motore centrale collocata sopra la 911, non come una hypercar una tantum, ma come una presenza stabile e versatile nell'offerta».

Il progetto rientra nella strategia Sportwagenschmiede ’35, presentata lo scorso 6 ottobre durante il Capital Markets Day. Il piano prevede una riduzione della complessità di gamma, un aumento della quota di modelli nei segmenti D ed E e il lancio di almeno un prodotto identitario ogni anno fino al 2030.

Il linguaggio del design: citazioni dalla storia, sguardo al futuro

La Mission S è la prima creazione firmata da Tobias Sühlmann, da otto mesi a capo del centro stile Porsche. Il suo lavoro parte da un principio chiaro, riassunto dalle parole dello stesso designer: «La Mission S è il risultato di una strategia di design olistica e orientata al futuro. Questo modello illustra una direzione strategica che presto trasferiremo nella nostra gamma».

L'esterno è un esercizio di equilibrio tra proporzioni classiche e superfici contemporanee. I fari tondi e i parafanghi a siluro richiamano la 911, le linee di separazione della carrozzeria citano la Serie G, il frontale piatto prende ispirazione dalla GT1, mentre l'andamento del tetto che scivola verso la coda sotto l'alettone posteriore evoca la 959. La coda riprende il concetto car-in-car della GT1, con i terminali di scarico sovrapposti nella zona inferiore.

I cerchi reinterpretano il disegno a quadrante della 928, sviluppato con particolare attenzione alla riduzione del peso.

Un dettaglio tecnico diventa elemento di design: la conformazione del sistema di raffreddamento richiama visivamente la grande ventola della 917, la leggendaria sportiva a motore centrale che dominò la 24 Ore di Le Mans negli anni Settanta. L'alettone posteriore attivo è completamente integrato nella carrozzeria, senza soluzioni di continuità.

L'abitacolo che va controcorrente: niente schermi fissi, tornano i comandi fisici

Se c'è un aspetto della Mission S che più di altri segna una presa di posizione, è l'interno. Mentre l'industria automobilistica insegue display sempre più grandi, Porsche sceglie la direzione opposta: nessun display centrale permanente, nessuno schermo dedicato al passeggero. Al loro posto, pulsanti fisici, interruttori rotanti e i cinque strumenti circolari della tradizione, con al centro il contagiri analogico con lancetta fisica.

Il contagiri si avvicina al guidatore a seconda della modalità di guida selezionata, mentre la disposizione degli altri strumenti si riorganizza in base al programma scelto.

Per la navigazione e l'infotainment, Porsche ha previsto un supporto a scomparsa compatibile con MagSafe, dove alloggiare il proprio smartphone. L'app My Porsche gestisce le funzioni e consente di selezionare rappresentazioni digitali dei quadranti ispirate alla tradizione. La chiave resta a sinistra del volante, come da consuetudine Porsche, e l'elemento Sport Chrono combina carattere analogico e precisione digitale.

I sedili, la posizione di guida ribassata e la disposizione dei comandi richiamano le sportive storiche del marchio, dalla 356 alla 550 Spyder. I colori degli interni – Firn White Metallic, Light Red Metallic, Black Chrome e Special Black – reinterpretano le tinte classiche del motorsport Porsche.

Motore: la piattaforma c'è, il propulsore resta un'incognita

Porsche non ha rivelato quale propulsore equipaggerà la versione di serie. La Casa ha confermato l'architettura a motore centrale e la volontà di sviluppare una piattaforma flessibile capace di garantire elevate prestazioni, senza specificare cilindrata, potenza o tipo di alimentazione. La Mission S non prevede una versione completamente elettrica: la piattaforma è pensata per motorizzazioni a combustione, ibride e plug-in.

Le ipotesi circolate nei giorni precedenti il debutto indicavano un possibile V8 biturbo derivato dal propulsore della 963 LMDh, oppure un ritorno a una configurazione boxer a otto cilindri. Porsche ha scelto di non confermare né smentire alcuna delle due strade, lasciando aperta la questione tecnica.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.