Schwazer, l’innocenza dichiarata e la terza provetta: «Non credo più nel sistema, ma se analizzano quell’urina…»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’unica difesa, per Alex Schwazer, è affidata a un post pubblicato sul proprio profilo Instagram, e alle parole rilasciate durante la conferenza stampa di ieri, lunedì 22 giugno. Il marciatore altoatesino, alla terza accusa di doping della sua carriera, ha scelto una strada inedita per un atleta sottoposto a un procedimento disciplinare: quella di non difendersi, di rinunciare a battaglie legali che in passato gli hanno già sottratto energie e risorse psicologiche, come lui stesso ha più volte ribadito negli ultimi giorni. corriere +3

La sua posizione, però, non è di resa incondizionata, ma è condizionata a una richiesta precisa: l’analisi della terza provetta di urina, conservata dal suo ex allenatore Sandro Donati, che secondo la difesa conterrebbe la chiave per dimostrare la manipolazione dei campioni. corriere +3

L’ennesimo stop e la resa al sistema

Il 26 aprile scorso, sulle strade di Kelsterbach in Germania, Alex Schwazer aveva regalato una gioia al pubblico dell’atletica italiana, vincendo la maratona di marcia con il record italiano di 3 ore, 1 minuto e 55 secondi, un tempo che riaccendeva i sogni olimpici del campione, oro a Pechino 2008 nella 50 km. ilsole24ore +3

La felicità, però, si è trasformata in un incubo quando la Nada, l’Agenzia Nazionale Antidoping tedesca, ha comunicato la sospensione temporanea per un controllo che ha rilevato tracce di eritropoietina (Epo) sia nel sangue che nelle urine dell’atleta. Per Schwazer, che ha già scontato una squalifica di 45 mesi nel 2012 dopo la confessione per doping a Londra e una seconda condanna nel 2016, da cui è stato prosciolto in sede penale ma non sportiva, la notizia rappresenta l’ennesimo colpo.

Stavolta, però, l’atleta ha deciso di non intraprendere la via giudiziaria: «Non ho la forza e l’energia per farlo», ha dichiarato, aggiungendo di non avere più fiducia in un sistema che, a suo dire, non gli ha mai garantito un equo processo. ilfattoquotidiano +3

La terza provetta come unica condizione

Nonostante la rinuncia a una difesa attiva, Alex Schwazer ha posto una condizione non negoziabile per procedere con le controanalisi: che venga analizzata anche la cosiddetta “terza provetta”, un campione di urina residua che il suo storico allenatore, Sandro Donati, ha potuto conservare, come indicato nel verbale di controllo redatto il giorno della gara incriminata.

L’esistenza di questo terzo campione, che solitamente non viene previsto dalle procedure standard, rappresenta per Schwazer l’unico appiglio per dimostrare la propria estraneità ai fatti: «Chiederò le controanalisi solo a condizione che venga analizzata anche la terza provetta, che ha conservato Sandro Donati», si legge nel post pubblicato dall’atleta.

L’avvocato Gerhard Brandstätter ha spiegato che la richiesta di questa analisi è sintomatica della sfiducia nell’operato dell’antidoping, e che proprio in quella provetta risiederebbe la prova dell’innocenza del marciatore. tuttosport +3

La strategia della difesa tra social e vecchie ferite

La scelta di affidare la propria versione dei fatti ai social network, evitando di alimentare ulteriori contenziosi legali, è motivata dal peso psicologico che le precedenti battaglie giudiziarie hanno lasciato nell’animo dell’altoatesino.

Nel suo lungo messaggio, Schwazer ha parlato di «battaglie lunghe e stressanti che hanno dimostrato la mia innocenza ma che mi hanno profondamente segnato», riferendosi in particolare alla vicenda che lo aveva portato a essere squalificato prima delle Olimpiadi di Rio del 2016, e che lo vide assolto dal Tribunale di Bolzano nel 2021 con una sentenza che accreditava l’ipotesi di un complotto.

Il suo legale e il suo staff tecnico, guidato da Sandro Donati, stanno però portando avanti le richieste formali per ottenere l’analisi della terza provetta, nella speranza che un eventuale esito negativo possa scagionarlo definitivamente. Donati, che era presente a Francoforte il giorno del controllo, ha confermato di aver conservato il campione e ha espresso l’auspicio che lo si analizzi per far emergere la verità, anche se la procedura non è esplicitamente prevista dai regolamenti. ildolomiti +3

La vita oltre l’atletica: il lavoro all’hotel Palace

In attesa di conoscere l’esito del procedimento, che in caso di condanna potrebbe portare a una squalifica a vita, Alex Schwazer ha già messo in chiaro che la sua carriera agonistica è finita. Nel frattempo, l’attenzione si sposta sulla sua nuova vita professionale, lontano dalle piste di atletica, che lo vede impegnato come preparatore atletico e consulente per il programma “Sport Performance” dell’Hotel Palace di Merano, una rinomata medical spa.

Il marciatore, che collabora con la struttura, si occupa di fisioterapia, riabilitazione motoria e allenamenti personalizzati, mettendo al servizio dei clienti la sua esperienza di atleta di alto livello, e offrendo consulenze anche a calciatori e imprenditori che vogliono migliorare le proprie performance fisiche, in un programma che prevede soggiorni di sei giorni e sette notti per un costo di oltre 6.000 euro. tuttosport +3

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