Grillo sfida Conte: azione legale per il simbolo del M5S

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Beppe Grillo, fondatore e storico volto del Movimento 5 Stelle, ha deciso di passare alle vie legali per riprendersi il controllo del simbolo pentastellato, scatenando una battaglia giuridica e politica con Giuseppe Conte. La mossa, annunciata ieri attraverso fonti vicine all’ex garante, segna l’ultimo capitolo di un conflitto che da mesi divide il Movimento, tra chi difende l’attuale dirigenza e chi invece rimpiange l’originaria impostazione anti-sistema.

Grillo, che aveva mantenuto un basso profilo dopo l’esclusione dall’assemblea costituente del novembre scorso, ha incaricato i suoi avvocati di agire tramite l’associazione di Genova, ente da lui creato nel 2012 e formalmente titolare del marchio. L’obiettivo è chiaro: impedire che il gruppo guidato da Conte possa utilizzare il logo nelle prossime competizioni elettorali, a cominciare dalle regionali in calendario tra poche settimane.

Dal quartier generale del M5S, però, la reazione è stata immediata e sprezzante. Fonti interne minimizzano il rischio, sostenendo che le pretese di Grillo siano «prive di fondamento», e ribadiscono che il simbolo è ormai patrimonio del Movimento nella sua attuale configurazione. «Non c’è alcun margine per rivendicazioni», fanno sapere, sottolineando come la gestione del brand sia stata regolarmente trasferita attraverso le votazioni online che lo stesso Grillo aveva promosso in passato.

La posta in gioco, tuttavia, va oltre il semplice logo. Quella in corso è una guerra identitaria, che riflette la frattura tra due anime: da un lato i nostalgici del grillismo puro, che accusano Conte di aver svuotato lo spirito originario del Movimento; dall’altro i sostenitori dell’ex premier, convinti che senza un’evoluzione pragmatica il M5S sarebbe condannato all’irrilevanza.

Se la strategia legale avrà successo, Grillo potrebbe costringere Conte a rilanciare il partito sotto un nuovo nome e un nuovo simbolo, con conseguenze imprevedibili sull’elettorato. Ma anche in caso di vittoria, il Movimento dovrà fare i conti con una divisione sempre più marcata, che rischia di indebolirlo proprio mentre Trump, riconfermato alla Casa Bianca, ridisegna gli equilibri internazionali.

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