OpenAI firma i testi di ChatGPT con textGrain: come funziona il watermark invisibile

OpenAI firma i testi di ChatGPT con textGrain: come funziona il watermark invisibile
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Redazione Economia Redazione Economia   -   OpenAI ha annunciato che nelle prossime settimane inizierà a inserire un watermark invisibile nei testi generati da ChatGPT e Codex nell’Unione europea. La tecnologia si chiama textGrain e serve a rispettare l’obbligo di trasparenza introdotto dall’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale entrato in vigore lo scorso 2 agosto. La mossa segue quanto già fatto da Anthropic con Claude e riguarda tutti i piani di abbonamento, mentre per i clienti delle API nel resto del mondo l’attivazione resta opzionale e disattivata per impostazione predefinita.

Un segnale nascosto nelle scelte di parole

A differenza di quanto si potrebbe immaginare, textGrain non aggiunge caratteri nascosti, spazi invisibili o punteggiatura anomala. Il sistema interviene durante la fase di generazione: il modello sceglie progressivamente parole o porzioni di parole, i cosiddetti token, tra diverse alternative possibili, e una chiave segreta orienta queste scelte producendo una regolarità statistica. Su un passaggio sufficientemente lungo, un rilevatore dotato della stessa chiave può cercare quel segnale e stabilire se il testo è passato attraverso un sistema OpenAI.

Poiché la marcatura risiede nella formulazione stessa della risposta, essa accompagna il testo anche quando viene copiato e incollato altrove. OpenAI ha pubblicato un rapporto tecnico realizzato insieme a ricercatori dell’Università della Pennsylvania e di Yale, sostenendo che textGrain abbia eguagliato o superato approcci concorrenti come SynthID di Google per il testo.

I limiti dichiarati dall’azienda

OpenAI non nasconde le fragilità del sistema. I test interni mostrano che sostituire con sinonimi il 10% delle parole in un brano di 400 token fa scendere il tasso di rilevamento dal 92% al 66%, mentre una modifica del 25% lo riduce al 17%. Anche la lunghezza del testo incide: su passaggi brevi il segnale è più difficile da individuare, e lo stesso vale per contenuti con poco margine di scelta lessicale, come le risposte matematiche o il codice, dove la sintassi rigida lascia al modello alternative limitate. Le traduzioni, infine, possono indebolire ulteriormente la traccia.

A titolo di riferimento, in condizioni controllate il rilevatore ha individuato il watermark in circa l’80% dei passaggi di 200 token e nel 95% di quelli da 400 token, con prestazioni nettamente inferiori su argomenti matematici. L’azienda sottolinea che la filigrana non identifica l’utente, non rivela i prompt, non verifica l’accuratezza del contenuto né stabilisce la proprietà del testo, e non è in grado di misurare quanto lavoro umano sia confluito nella versione finale.

Un risultato positivo indica soltanto che un sistema OpenAI può aver generato o trattato una parte del testo, mentre l’assenza del segnale non dimostra affatto che il contenuto sia stato scritto da una persona: potrebbe essere troppo breve, essere stato modificato o provenire da un altro modello.

Un accesso al rilevatore riservato a pochi

Proprio per questi motivi, OpenAI non renderà disponibile al pubblico lo strumento in grado di riconoscere la filigrana. L’accesso sarà inizialmente limitato a ricercatori e organizzazioni specializzate approvati dall’azienda, che potranno presentare domanda da subito. L’azienda motiva la scelta con il rischio di falsi positivi e falsi negativi, che in un contesto quotidiano potrebbero produrre conseguenze concrete. OpenAI ha inoltre dichiarato di voler rilasciare textGrain come software open source una volta che gli standard saranno maturi.

La decisione di limitare la distribuzione del rilevatore segna una differenza sostanziale rispetto ai sistemi di verifica per immagini e audio, già accessibili tramite uno strumento pubblico, e riflette la maggiore complessità del testo come formato.

Il quadro regolatorio e le mosse dei concorrenti

L’articolo 50 dell’AI Act impone ai fornitori di sistemi di intelligenza artificiale generativa di applicare marcature leggibili dalle macchine ai contenuti sintetici, testo compreso, a partire dal 2 agosto 2026. I sistemi già immessi sul mercato prima di quella data beneficiano di un periodo transitorio fino al 2 dicembre. Anthropic ha anticipato OpenAI di circa due mesi, annunciando ad agosto l’introduzione di un watermark invisibile per i testi di Claude a livello globale, insieme a metadati C2PA per i file supportati.

Anche Google utilizza da tempo SynthID sui contenuti generati da Gemini, mentre Meta e Microsoft figurano tra le aziende che hanno aderito al codice di buone pratiche promosso dall’Ufficio europeo per l’intelligenza artificiale. La corsa alla marcatura dei contenuti sintetici coinvolge ormai i principali attori del settore, sebbene ciascun sistema richieda un rilevatore separato e non esista ancora uno standard comune in grado di riconoscere indistintamente la provenienza di un testo.

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