Olimpiadi, il gip: “Compulsività predatoria”. Bonacina e quel clima di terrore nella nazionale paralimpica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il gesto atletico, specie quando si manifesta in un contesto di alto livello agonistico, finisce troppo spesso per elevare l’uomo a simbolo, quasi fosse investito da un’aura di intoccabilità. Questa patina di rispetto, si scopre ancora una volta, può rivelarsi la cortina più fitta dietro cui nascondere dinamiche di sopraffazione inconfessabili.

L’ordinanza firmata dal gip di Roma – che ha disposto gli arresti domiciliari per l’arciere paralimpico Matteo Bonacina – tratteggia con lucidità agghiacciante il modus operandi del quarantaduenne, residente nel Torinese ma originario della Bergamasca, campione del mondo nel 2023: un meccanismo di abusi fondato sul ricatto psicologico e sulla complicità (colpevolmente) omissiva del vertice tecnico della Nazionale, il direttore tecnico Guglielmo Donato Fuchsova.

“Se lui fa punti, tolleriamo”: il tradimento di chi doveva proteggere

L’indagine, partita da una segnalazione del tribunale federale alla procura di Roma, non si limita a fotografare la presunta condotta seriale di Bonacina. Essa mette a nudo un sistema di potere distorto, dove la ricerca a tutti i costi della medaglia ha legittimato il silenzio.

Mentre l’arciere – pluripremiato e insignito del collare d’oro del Coni – avrebbe trasformato le sue disabilità fisiche (conseguenza di un incidente sul lavoro) in una scusa per abbassare la guardia delle sue giovanissime vittime, Fuchsova viene descritto come l’ingranaggio che ha permesso l’orologio di continuare a ticchettare.

Il suo “grave comportamento omissivo e di conseguenza permissivo”, scrive il giudice, ha generato un vero e proprio “clima di terrore” all’interno della squadra.

La frase agghiacciante attribuita al dirigente – “Se lui fa punti, tolleriamo” – riassume un’etica sportiva degenerata in una mera logica di produzione, dove l’incolumità psicofisica delle atlete è diventata un costo da sostenere per la gloria del podio.

Dal 2013 a Parigi 2024: una parabola di violenza sistematizzata

Le contestazioni per Bonacina – accusato di violenza sessuale aggravata e stalking – coprono un arco temporale vastissimo. Sarebbe iniziato tutto nel 2013, con messaggi a sfondo sessuale e palpeggiamenti ai limiti della legalità sportiva, per culminare in episodi di una gravità inaudita durante le ultime Paralimpiadi di Parigi 2024.

Le vittime accertate dall’inchiesta sono almeno sei, ma il numero reale potrebbe essere più alto: si parla di un’allenatrice e di diverse giovanissime atlete, una delle quali aveva appena quindici anni al momento dei primi approcci.

In una circostanza specifica, avvenuta nella stanza d’albergo del villaggio olimpico, Bonacina avrebbe tentato di violentare una compagna di nazionale.

Un’altra atleta avrebbe raccontato di aver subito la richiesta, da parte di lui, di un perizoma rosso da usare come “portafortuna” in gara: un dettaglio che sposta il confine tra rituale scaramantico e prevaricazione dai contorni chiaramente ossessivi.

Perizia digitale e la gabbia dei domiciliari

Il sostegno più solido all’impianto accusatorio – oltre alle drammatiche testimonianze delle ragazze – arriva dalla perquisizione informatica condotta dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Torino, coordinato dalla procura capitolina.

Nei device sequestrati, gli investigatori hanno trovato il “punto di non ritorno” per lo sportivo: non solo messaggi insistenti, ma foto e video esplicitamente sessuali inviati senza il consenso delle destinatarie, molte delle quali lo consideravano un idolo.

Il giudice, nel motivare la restrizione ai domiciliari (e non in carcere, come richiesto inizialmente dai pm), parla di una “compulsività predatoria non controllabile né arrestabile”.

Un profilo, questo, di una pericolosità concreta che ha imposto l’allontanamento immediato dal contesto sportivo, dove Bonacina avrebbe continuato a esercitare la sua influenza.

La misura, sebbene meno afflittiva del carcere, lo priva della possibilità di interagire con le nuove leve, isolandolo fisicamente – e di fatto allontanandolo dalle potenziali future vittime.

La rimozione mancata e il precedente federale

Prima che la magistratura ordinaria mettesse il lucchetto alla vicenda, era già stato il tribunale federale della Fitarco (Federazione Italiana Tiro con l’Arco) a muovere i primi passi, comminando una sospensione cautelare a Bonacina per “abuso psicologico, molestia e abuso sessuale”.

L’atleta era stato radiato dalla federazione nel gennaio di quest’anno, una sanzione che lui stesso ha impugnato davanti al Collegio di Garanzia dello Sport, in un procedimento ancora pendente. La posizione di Fuchsova, invece, è più ambigua sul piano delle restrizioni.

Sebbene indagato per stalking aggravato (con l’aggravante del danno verso disabili, specifica l’accusa), la richiesta di misura cautelare a suo carico è stata rigettata dal gip.

Resta, però, il quadro indiziario pesante: la sua pretenduta opera di repressione del dissenso, con minacce esplicite alle ragazze – “tenete la bocca chiusa” – per evitare di compromettere la spedizione olimpica.

Un sistema, insomma, dove la paura di perdere la convocazione valeva più della denuncia, tenendo in ostaggio il diritto fondamentale delle atlete a un ambiente di lavoro sicuro.

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