Air France e Airbus condannate per omicidio colposo, la corte d’appello di Parigi ribalta l’assoluzione sul disastro del 2009
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Redazione Economia
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Sono passati oltre quindici anni da quella notte d’inizio giugno, quando l’Airbus A330 decollato da Rio de Janeiro con destinazione Parigi semplicemente scomparve dai radar, inghiottito dall’oceano senza nemmeno un mayday chiaro. La Corte d’Appello di Parigi, con un verdetto che ha scosso gli equilibri dell’aviazione civile francese, ha infine dichiarato colpevoli di omicidio colposo sia Air France che il costruttore Airbus, riconoscendole come le “uniche e totali responsabili” di quella sciagura che causò 228 vittime, tra cui nove cittadini italiani (tre dei quali residenti in Trentino e tre in Alto Adige). La decisione, arrivata mercoledì, cancella di fatto l’assoluzione emessa in primo grado nel 2023, restituendo alla memoria delle vittime – se non una giustizia piena – perlomeno una verità giudiziaria lungamente attesa.
Il volo AF447, una tragedia da manuale che nessuno seppe evitare
Il volo Air France 447, quel primo giugno 2009, era un collegamento ordinario tra Rio e Parigi. A bordo dell’Airbus A330, 228 persone di varie nazionalità. Nessuna sarebbe sopravvissuta all’impatto con l’Atlantico, avvenuto in una zona remota dove i soccorsi impiegarono giorni persino per individuare i primi rottami. Le indagini tecniche, quelle che poi hanno alimentato per anni i dibattiti peritali, puntarono il dito contro un guasto ai tubi di Pitot – strumenti essenziali per misurare la velocità – e contro la gestione umana della crisi in cabina di pilotaggio, dove i comandi sembrarono andare in tilt tra risposte automatiche sbagliate e reazioni tardive. È proprio su quel crinale, tra difetto di progettazione e negligenza operativa, che si è giocata l’intera partita processuale.
La condanna in appello e il ribaltamento del primo grado
Nel 2023, un tribunale di primo grado aveva assolto entrambe le società, suscitando l’indignazione dei familiari delle vittime – un fronte che non ha mai smesso di premere per una responsabilità penale chiara. Stavolta la corte d’appello ha cambiato radicalmente prospettiva: non solo ha rovesciato l’assoluzione, ma ha fissato per ciascuna delle due aziende una multa di 225 mila euro (equivalenti a 261.720 dollari). Una cifra che, per colossi del trasporto aereo e della produzione aeronautica, appare quasi simbolica se rapportata all’entità del disastro – quello più grave nella storia dell’aviazione francese – eppure carica di un significato giudiziario inequivocabile. La condanna è per omicidio colposo aziendale, una fattispecie che in Francia punisce la negligenza organizzativa senza che si debba dimostrare l’intenzionalità.
Possibili ricorsi e un caso che non si chiude ancora
Sebbene la sentenza rappresenti un punto di svolta rispetto al primo grado, nulla esclude che Air France e Airbus decidano di presentare ulteriore ricorso, magari davanti alla Corte di Cassazione. Le rispettive difese hanno già annunciato di voler studiare le motivazioni della pronuncia, lasciando intendere che la partita legale potrebbe allungarsi ancora. Per i parenti delle 228 persone che quella notte non tornarono mai a casa – italiani compresi – la condanna in appello suona come un riconoscimento tardivo ma necessario: nessuna multa restituirà i loro cari, ma almeno il verdetto spezza quell’alone di impunità che aveva avvolto per anni due dei nomi più potenti del settore.




