Bonus domotica 2026, quello che resta (e come funziona) dell’incentivo per la casa intelligente
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Redazione Economia
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Abbassare i consumi energetici, oggi, non è più soltanto una questione di buone abitudini, di quella disciplina quotidiana che impone di correre a spegnere una luce o di abbassare manualmente il termostato prima di uscire di casa; è diventata una necessità strutturale, un obiettivo che, per essere raggiunto, richiede l’intervento di una tecnologia capace di sostituirsi, laddove necessario, alla memoria umana. Talvolta, la mente e la volontà non bastano, ed è qui che entra in gioco la cosiddetta “bonus domotica 2026”, un’agevolazione che, sebbene ancora attiva, si presenta profondamente diversa rispetto alla sua formulazione iniziale, restituendo il quadro di un incentivo ormai definitivamente integrato in una logica più rigorosa.
Fino al 31 dicembre 2027, infatti, resta possibile portare in detrazione una parte delle spese sostenute per l’acquisto di dispositivi di building automation, quelli destinati cioè a gestire e monitorare in maniera autonoma i flussi energetici all’interno di un’abitazione. L’agevolazione, che non costituisce più una misura a sé stante, è oggi incardinata nell’Ecobonus; di conseguenza, la detrazione viene riconosciuta esclusivamente per quei sistemi che consentono il controllo automatico – anche da remoto, attraverso app o tecnologie wireless – degli impianti di riscaldamento, della produzione di acqua calda sanitaria e della climatizzazione estiva. Si tratta, in altre parole, di un incentivo che non premia più la tecnologia intelligente in sé, ma esclusivamente la sua capacità di incidere concretamente sulla riduzione dei consumi energetici dell’edificio.
Detrazioni confermate ma aliquote in riduzione: il nuovo perimetro della misura
Tra le agevolazioni fiscali riconfermate per il comparto casa, il bonus domotica continua a ritagliarsi uno spazio anche nel 2026, sebbene con un profilo tecnico meno generoso rispetto al passato. La detrazione, che resta valida per le spese sostenute fino al termine del prossimo anno, prevede aliquote più basse rispetto ai picchi raggiunti negli anni precedenti, a testimonianza di una progressiva fase di rientro dalla spinta massiva agli incentivi edilizi. Il meccanismo, infatti, è oggi pensato per sostenere in modo mirato l’adozione di soluzioni intelligenti, capaci cioè di rendere più efficiente la gestione degli edifici attraverso strumenti di controllo e monitoraggio a distanza. Chi intende accedervi deve rispettare un paletto sostanziale: gli interventi devono risultare funzionalmente collegati a un miglioramento della prestazione energetica, pena l’esclusione dall’agevolazione.
Dalla promessa generica alla logica tecnica: cosa si può realmente acquistare
Il quadro che emerge per il 2026 è quello di una misura che ha smesso definitivamente di essere ciò che era stato raccontato negli anni della spinta massiva agli incentivi edilizi. Non si tratta più, dunque, di una leva per diffondere in senso generico le tecnologie domestiche intelligenti, né di uno strumento pensato per sostenere l’acquisto di qualsiasi dispositivo connesso, dalla presa elettrica comandabile a distanza fino al videocitofono. È diventato, a tutti gli effetti, una declinazione tecnica dell’Ecobonus, e come tale risponde a una logica molto più stringente: finanziare solo ciò che contribuisce in modo misurabile all’efficienza energetica degli edifici. Nella pratica, questo significa che i dispositivi ammessi sono quelli – e soltanto quelli – in grado di gestire in modo automatico gli impianti termici e di climatizzazione, lasciando fuori una vasta gamma di apparati che, seppur riconducibili al concetto di casa connessa, non producono un risparmio energetico certificabile.
Le regole di accesso e il ruolo degli enti di controllo
Per poter beneficiare della detrazione, non basta quindi acquistare un dispositivo “intelligente”; occorre che questo sia in grado di svolgere una funzione di regolazione automatica dei consumi, e che la sua installazione sia documentata secondo le procedure previste dalla normativa. Resta obbligatorio, per gli aventi diritto, inoltrare la documentazione tecnica all’ente di controllo preposto, affinché l’intervento possa essere censito e risultare conforme ai requisiti richiesti dall’agevolazione. È questa, in definitiva, la fotografia di un incentivo che, seppur ancora in vigore, ha subito un restringimento del proprio perimetro applicativo: non più un contenitore per la tecnologia in senso lato, ma uno strumento calibrato esclusivamente sull’obiettivo dell’efficienza energetica, con aliquote ridimensionate e requisiti tecnici che ne definiscono con precisione l’ambito d’uso.




